Logomachie

«If you talk to a man in a language he understands, that goes to his head. If you talk to him in his language, that goes to his heart».
(Nelson Mandela)
  • İnsanla onun başa düşdüyü dildə danışanda onun başı ilə danışırsan. Əgər onun dogma dilində danışırsansa, onun ürəyi ilə danışırsan. 
  • Kui sa räägid inimesega keeles, millest ta aru saab, siis sa kõnetad ta mõistust. Kui sa kõneled temaga tema emakeeles, siis kõnetad sa tema südant. 
  • თუ თქვენ ესაუბრებით კაცს გასაგებ ენაზე, ყოველივე მიდის მის თავში და თუ კი თქვენ ესაუბრებით მას მის მშობლიურ ენაზე, ყოველივე მიდის მის გულში (ნელსონ მანდელა). 
  • Jeigu šneki su žmogumi ta kalba, kurią jis supranta, tavo žodžiai eina jam tiesiai į smegenis. O jeigu tu kalbi su žmogumi jo kalba, jie keliauja jam tiesiai į širdį. 
  • Хэрвээ чи хүнтэй түүний ойлгох хэлээр нь яривал яриа чинь толгойнд нь бууна. Харин түүний хэлээр яривал зүрхэнд нь хүрнэ (Нелсон Мандела). 
  • Mówiąc do człowieka w języku, który rozumie, trafiasz do jego głowy. Mówiąc w jego własnym języku, trafiasz do jego serca. 
  • Onun anladığı bir dilde bir adamla konuşmak, o başını gider. Onun dilinde onunla konuşmak, onun kalbine gider.
«Si dice comunemente che per conoscere bene una lingua occorre conoscere la grammatica e la sintassi di quella lingua. Mi pare falso. I fanciulletti di Alemagna parlano senza un errore il loro tedesco. E i fanciulletti della Svezia similmente il loro idioma. Così pure quelli del Sud Africa e via dicendo. La grammatica e la sintassi sono la riflessione che l’intelletto fa sulla parola che viene usata. Tale riflessione appartiene a un genere speciale di scienza. Appartiene alla logica.
È filosofia e un’incipiente analisi del pensiero. È dunque incongruo domandare che per parlare bene una lingua bisogna antecedentemente analizzarla. D’altronde si dà anche il caso inverso di persone che conoscono profondamente grammatica e sintassi di una lingua e non sanno parlarla». 
[“It is said that in order to know a language it is necessary to know very well its grammar and syntax. I think this is wrong. German children can speak German without mistakes. And so do kids from South Africa, and so forth. Grammar and syntax are a reflection of the intellect on words. This reflection belongs to a special kind of science: logic.
It is also a philosophy, and an incipient analysis of thought. It’s therefore incongruous demanding that to speak properly a language is necessary to analyze it before. Furthermore, it also happens that a person with a profound knowledge of the grammar and the syntax of a language still can’t speak it.”] 
(Romano Amerio, Zibaldone, n. 678)
 «No se entiende en su raíz la estupenda realidad que es el lenguaje si no se empieza por advertir que el habla se compone sobre todo de silencios. Un ser que no fuera capaz de renunciar a decir muchas cosas, seria incapaz de hablar. Cada lengua es una ecuación diferente entre manifestaciones y silencios. Cada pueblo calla unas cosas para poder decir otras. Porque todo sería indecible. De aquí la enorme dificultad de la traducción: en ella se trata de decir en un idioma precisamente lo que este idioma tiende a silenciar. Pero, a la vez, se entrevé lo que traducir puede tener de magnífica empresa: la revelación de los secretos mutuos que pueblos y épocas se guardan recíprocamente». 
[“Non si può comprendere fino in fondo quella stupenda realtà che è il  linguaggio se non si parte dalla consapevolezza che la lingua è fatta  soprattutto di silenzi. Un essere che non fosse capace di rinunciare a dire  molte cose sarebbe incapace di parlare. Ogni lingua è una equazione diversa tra l’esprimersi e i silenzi. Ogni popolo tace alcune cose per poterne dire  altre. Perché sarebbe impossibile dire tutto. Da questo deriva l’enorme difficoltà della traduzione: essa consiste nel dire in una lingua proprio ciò  che l’altra tende a tacere. Ma allo stesso tempo si intravede quell’aspetto  del tradurre che può costituire una magnifica impresa: la rivelazione dei  mutui segreti che popoli ed epoche si nascondono reciprocamente”.] 
(J. Ortega y Gasset, Miseria y Esplendor de la Traducción, 1937)

“Logodrome” è il progetto nato allo scopo di imparare tutte le lingue del mondo: non le 6909 catalogate dal SIL International, ma solo quelle –lato sensu– veicolari (esclusi quindi i dialetti, le lingue artificiali e quelle parlate da meno di una persona).
Ho calcolato per difetto una trentina di idiomi veicolari da imparare al ritmo di tre all’anno, cioè uno a quadrimestre (con la matematica sono già a posto). Il progetto è iniziato nel 2015 al compimento del mio trentesimo anno d’età ma difetta ancora di quella regolarità che mi ero promesso, dato che ho iniziato a studiare trenta lingue contemporaneamente (una perlustrazione obbligata per farmi un’idea del compito che mi aspetta).

Non vorrei dilungarmi sui miei metodi; preciso soltanto che non ho nessuna dote particolare (dal punto di vista intellettuale, intendo), non sono portato allo studio matto e disperatissimo, e l’unico criterio di valutazione che mi sono imposto è l’Hic Rhodus hic salta.

I motivi per cui nasce Logodrome sono i più vari. Prima di tutto, trovo desolante vivere in un’Unione che traduce i propri documenti in 24 lingue ma i cui cittadini si accontentano appena di un inglese ciancicato (con precedenti inquietanti); di conseguenza credo che imparare più lingue possibili (o almeno provarci) in un contesto dove si predica la distruzione delle differenze culturali e delle identità possa rappresentare una forma di resistenza contro la morte dell’intelligenza.
A questo si lega anche il fatto che il poliglottismo è un campo di studi non ideologizzato (i più grandi poliglotti italiani del dopoguerra sono cresciuti ai margini del pensiero egemonico) e da qui potrebbe addirittura partire un’opera di sprovincializzazione (o almeno di deideologizzazione) della cultura nazionale.