sabato 1 luglio 2017

Urubu tá com raiva do boi

Vorrei proporre un pezzo dei Baiano e os Novos Caetanos (Urubu tá com raiva do boi, 1974), pionieri del rock demenziale brasiliano che sfortunatamente credo nessun italiano abbia mai sentito nominare.
È una canzone che mi ha sempre affascinato, poiché da anni gli appassionato si interrogano sul suo significato: per alcuni (compresa Wikipedia) essa rappresenterebbe «uma crítica à situação econômica do país e ao “milagre econômico brasileiro”». In realtà nessuno finora è stata in grado di offrire una spiegazione definitiva, anche se proprio tale ambiguità la rende adatta a descrivere anche la situazione del Brasile contemporaneo: a seconda dell’ideologia da cui ci si muove, l’avvoltoio e il bue potrebbero rappresentare o lo Stato o il Mercato.
L’unica cosa su ci si deve mettere d’accordo è a chi spetta di divorare e a chi di essere divorato...



“Legal... me amarro nesse som, tá sabendo?
O medo, a angústia, o sufoco, a neurose, a poluição...
Os juros, o fim... nada de novo.
A gente de novo só tem os sete pecados industriais.
Diga Paulinho, diga...
Eu vou contigo Paulinho, diga”

Urubu tá com raiva do boi
E eu já sei que ele tem razão
É que o urubu tá querendo comer
Mais o boi não quer morrer
Não tem alimentação

O mosquito é engolido pelo sapo
O sapo a cobra lhe devora
Mas o urubu não pode devorar o boi:
Todo dia chora, todo dia chora.

“O norte, a morte, a falta de sorte...
Eu tô vivo, tá sabendo?
Vivo sem norte, vivo sem sorte, eu vivo...
Eu vivo, Paulinho.
Aí a gente encontra um cabra na rua e pergunta: ‘Tudo bem?’
E ele diz pá gente: ‘Tudo bem!’
Não é um barato, Paulinho?
É um barato...”

Urubu tá com raiva do boi
E eu já sei que ele tem razão
É que o urubu tá querendo comer
Mais o boi não quer morrer
Não tem alimentação

Gavião quer engolir a socó
Socó pega o peixe e dá o fora
Mas o urubu não pode devorar o boi
Todo dia chora, todo dia chora

“Nada a dizer... nada... ou quase nada...
O que tem é a fazer: tudo... ou quase tudo...
O homem, a obra divina...
Na rua, a obra do homem...
Cheiro de gás, o asfalto fervendo, o suor batendo...”
“Fantastico… mi avvinghio a questo suono, lo sai? La paura, l’angoscia, la mancanza di fiato, la nevrosi, l’inquinamento…
Gli interessi, alla fine… niente di nuovo.
La gente ha ancora i sette peccati industriali.
Di’, Paulinho, parla…
Ti seguo Paulinho, parla…


L’avvoltoio è arrabbiato col bue
e io so già che ha ragione
perché l’avvoltoio sta cercando di mangiare
Ma più il bue non vuol morire
e più manca da mangiare

La zanzara viene inghiottita dal rospo
Il rospo se lo divora il serpente
Ma l’avvoltoio non può mangiare il bue:
ogni giorno piange, ogni giorno piange.

“Il nord, la morte, la sfortuna…
Sopravvivo, lo sai?
Vivo senza il nord, senza fortuna, io vivo…
Io vivo, Paulinho.
Quando si incontra una capra per la strada le si domanda: ‘Tutto bene?’
E lei risponde: ‘Tutto bene!’
Non è un affare, Paulinho?
È un affare…”

L’avvoltoio è arrabbiato col bue
e io so già che ha ragione
perché l’avvoltoio sta cercando di mangiare
Ma più il bue non vuol morire
e più manca da mangiare

Il falco vuole ingoiare l’airone
L’airone acchiappa il pesce e vola via
Ma l’avvoltoio non può mangiare il bue:
ogni giorno piange, ogni giorno piange.

“Niente da dire… nulla… o quasi nulla…
Quello che devi fare: tutto… o quasi tutto…
L’uomo, l’opera divina…
Per strada, l’opera dell’uomo…
Odore di gas, l’asfalto che ribolle, il sudore che cola…”

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