lunedì 19 giugno 2017

Anche Dracula morirà di sete

Vi ricordate quanto scrivevo pochi giorni fa a proposito della donazione del sangue, che se i giornalisti ci si fossero avventati sopra l’avrebbero trasformata in una cosa politicamente scorretta? Beh, cerco sempre di non passare per il tipico reazionario ossessionato dal mondo intero, ma a volte la Legge di Murphy si impone in tutta la sua concretezza: Se qualcosa può andar male, lo farà.

Oggi 19 giugno 2017, tra le lettere dei lettori al “Corriere”, ne è comparsa una che mi fa temere il peggio: è la missiva di una ex-donatrice che “pur riconoscendo l’importanza della sicurezza”, si lamenta delle “regole ferree” con le quali vengono selezionati i donatori, a suo dire ormai obsolete.


Le rimostranze della lettrice si arrestano pudicamente ad argomenti “neutrali” quali l’utilizzo di medicinali o il tabagismo, ma tra le righe si capisce che il riferimento alle “cose che fanno i giovani” riguarda temi più “piccanti” (non di certo il viaggiare – che peraltro non si traduce automaticamente in una sospensione, a differenza di quanto sostiene l’ex-donatrice indignata).

Mi auguro che si tratti solo di un intervento isolato, perché qui ci sono già tutti gli elementi per creare un “effetto valanga” e trasformare dei blandissimi criteri di selezione in “fascismo”. La grande stampa infatti non minaccia invano: in pratica ha appena preparato il terreno per far scoppiare uno “scandalo” ad arte. Si comincia con un innocuo articolo in cui ci si lamenta che la carenza dei donatori è dovuta al fatto che la sanità italiana non capisce i “bisogni dei giovani”; poi si dosa scientificamente qualche letterina per dare l’idea che il “Paese reale” sia tormentato dall’idea che un trans che si è appena fatto una canna non possa donare; infine, spuntano fuori titoloni del tipo Per donare il sangue dobbiamo diventare tutti come Salvini?, e la frittata è fatta.

Tuttavia spero, come ho detto, che questo non accada, che non sarò costretto ad assistere all’ennesimo dibattito psicodrammatico riguardo uno degli ultimi argomenti sul quale, almeno fino a un momento fa, si poteva andare tutti d’accordo. Non è per odio nei confronti dei giovani, né per bigottismo, razzismo, sessismo, omofobia o salutismo, che i medici sono costretti a porre domande imbarazzanti: è solo per tutelare donatore e pazienti (è davvero così difficile da capire?).

Del resto nessuno può obbligarti a rispondere onestamente al questionario anamnestico; questo però non cambia la “verità effettuale della cosa”: hai solo fatto perdere una mattinata a te e agli altri (e Dio non voglia che tu abbia messo in pericolo la vita di un’altra persona solo perché sei un idiota).

Quindi, lo ripeto per l’ultima volta, non cominciamo a giocare alla guerra civile anche sul tema delle donazioni. No, il dibattito, no: se il “Corriere” la chiude qui, fa un piacere a tutti. Perché prima o poi anche Dracula rischierà di morire di sete

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