venerdì 21 aprile 2017

Una situazione borgesiana


Tra le pagine di Altre inquisizioni dedicate da Borges a Chesterton, all’improvviso uno sconosciuto: il curatore dell’edizione Feltrinelli, Francesco Tentori Montalto, ha confuso l’Urizen di Blake, il vecchio “demiurgo” della mitologia personale del poeta, con un certo Urizen de Blake, misterioso letterato che avrebbe ispirato addirittura Poe e Baudelaire. 
Ecco il passaggio “incriminato” in originale e nella traduzione dell’ispanista:
Poe y Baudelaire se propusieron, como el atormentado Urizen de Blake, la creación de un mundo de espanto; es natural que su obra sea pródiga de formas del horror. 
[«Poe e Baudelaire si proposero, come il tormentato Urizen de Blake, la creazione di un mondo di spavento; è naturale che la loro opera sia prodiga di forme dell’orrore».]
L’ipotesi che si tratti di un refuso non persuade affatto, soprattutto perché nelle numerose ristampe seguite alla prima edizione non è mai stato corretto. Urizen de Blake, del resto, ora esiste: è uno di quegli autori che non sfigurerebbe in qualche volume della indispensabile Encyclopaedia of Tlön, assieme alla ridda di personaggi certamente sorti fra una traduzione e l’altra (a questo punto la curiosità imporrebbe di interessarsi alle recenti trasposizioni in cinese).

Chissà quanti hrönir, quante “creature casuali della dimenticanza e della distrazione” [hijos casuales de la distracción y el olvido] si celano ancora nelle edizioni estoni o coreane. E quante vite potremmo spendere a rintracciarli, se solo oggi fosse ancora possibile aprire squarci sugli universi paralleli senza il ricatto delle fake news. Attualmente, infatti, la moltiplicazione degli hrönir nella noosfera, specialmente a opera di specchi e copule, è considerata il massimo dell’abominio.

È un modo come un altro per vincere la noia dell’unica militanza blanquista possibile, che è forse il motivo per cui si leggerà ancora Borges tra mille anni: tout ce qu’on aurait pu être ici-bas, on l’est quelque part ailleurs.
Gli universi paralleli, come scrisse il profeta ne L’éternité par les astres (1872), non sono che l’eterno ritorno dell’uguale, che lui aveva intravisto prima e oltre Nietzsche, unendo in un’irripetibile suggestione 2001: Odissea nello spazio e la criogenizzazione, L’invenzione di Morel e la pecora Dolly.
Una noia infinita, appunto, nella quale invece il rivoluzionario francese ritrovava una sorta di epicureismo apocalittico: 
Mais n’est-ce point une consolation de se savoir constamment, sur des milliards de terres, en compagnie des personnes aimées qui ne sont plus aujourd’hui pour nous qu’un souvenir ? En est-ce une autre, en revanche, de penser qu’on a goûté et qu’on goûtera éternellement ce bonheur, sous la figure d’un sosie, de milliards de sosies ? 
(«Ma non è forse una consolazione sapersi continuamente, su miliardi di terre, in compagnia di persone amate che ormai sono per noi soltanto un ricordo? E non è un’altra [consolazione], immaginare che si è provata questa felicità, e ancora la si proverà eternamente, nella fattispecie di un sosia, di miliardi di sosia?»)
Macché... Come si potrebbe sopravvivere a tutto questo (una clonazione dopo l’altra per miliardi di anni fino allo spegnimento del sole, e forse oltre) senza universi paralleli, senza immaginare, per esempio, che un paradosso temporale costringa Napoleone ad affondare una portaerei americana al largo delle coste della Toscana, scatenando così la Terza guerra mondiale (è la trama di uno straordinario racconto di Jean-Jacques Langendorf, “Le sorprese della navigazione”)?

Dubito che nell’eternità si possa andare avanti, se non al ritmo di ucronie e memi; epperò oggi sono le istituzioni stesse a voler mettere a tacere la scienza dei futuribili, con un’indegna ipostatizzazione della verità (Правда, in russo), che ci riporta a tristi tempi in cui l’uomo era costretto a fare letteratura attraverso altri mezzi. A ciò allude lo stesso Borges in numerosi passaggi (vedi ad esempio “I teologi” ne L’Aleph, a proposito delle varie sette eretiche scaturite da un equivoco su un passaggio di Agostino):
Los histriones [...] imaginaron que todo hombre es dos hombres y que el verdadero es el otro, el que está en el cielo. También imaginaron que nuestros actos proyectan en reflejo invertido, de suerte que si velamos, el otro duerme; si fornicamos, el otro es casto; si robamos, el otro es generoso. Muertos, nos uniremos a él y seremos él. (Algún eco de esas doctrinas perduró en Bloy.) Otros histriones discurrieron que el mundo concluiría cuando se agotara la cifra de sus posibilidades: ya que no puede haber repeticiones, el justo debe eliminar (cometer) los actos más infames, para que éstos no manchen el porvenir y para acelerar el advenimiento del reino de Jesús. 
[«Gli istrioni [...] immaginarono che ogni uomo è due uomini e che il vero è l’altro, quello che sta in cielo. Immaginarono anche che i nostri atti generino un riflesso invertito, di modo che se noi vegliamo, l’altro dorme, se fornichiamo, l’altro è casto, se rubiamo, l’altro dà del suo. Morti, ci uniremo a lui, e saremo lui. (Un’eco di tali dottrine perdura in Bloy.) Altri istrioni sostennero che il mondo avrebbe avuto fine quando si fosse esaurito il numero delle sue possibilità; giacché non possono esservi ripetizioni, il giusto deve eliminare (commettere) gli atti più infami, affinché questi non macchino il futuro e per affrettare l’avvento del regno di Gesù.»]
È una deriva pericolosa che andrebbe scongiurata in tutti i modi, se non in nome di Borges, almeno per la situazione borgesiana che si è venuta a creare (anche se, precisamente, questo Borgesian non sappiamo chi sia, ma lo mettiamo comunque accanto a Urizen de Blake).

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