domenica 23 aprile 2017

Сволочи (Russia, 2006)


Сволочи [“Svoloci”], Le canaglie, è un film russo del 2006 di tipica ambientazione sovietica (guerra, prigione e taiga) che racconta le vicende di un gruppo di giovanissimi criminali addestrati per missioni di sabotaggio contro i tedeschi durante la Grande Guerra Patriottica.

Gli impuberi delinquenti, che nel corso della loro breve “carriera” si sono resi colpevoli di ogni tipo di delitto, si riveleranno infine solo dei patsany, dei ragazzi, ancora in grado di commuoversi per una mela spartita a metà o per una canzone imparata in un bordello, e agiranno da eroi per pura esuberanza e incoscienza.

La pellicola ha suscitato accese polemiche in patria, non tanto per la qualità estetica (anche se la recitazione lascia molto a desiderare e gli “effetti speciali” sono al limite dell’accettabile), quanto per i contenuti: presentata come una storia basata su vicende realmente accadute, non ha retto l’assalto dei critici una volta emersa la scarsità di testimonianze in grado di avvalorarne la veridicità.
Il gesto di protesta più clamoroso è stato quello del regista Vladimir Menshov, che agli MTV Awards russi si è rifiutato di premiare un film che a suo dire “disonorava il Paese”, gettando a terra la cartolina e invitando Pamela Anderson a leggerla.

La visione resta comunque consigliata, per il semplice motivo che tutto fa brodo per chi vuole imparare il russo (non eravate qui per questo): si tratta di un’opera di facile comprensione anche per chi è a livello B1 del CEFR, nonostante non manchino idiotismo ed espressioni gergali (ad ogni modo la parola più usata è sempre пацаны).

Una sequenza notevole, a mio parere, è quella in cui le piccole canaglie paracadutate sulla base tedesca vengono crivellate dalla mitragliatrice: gli efebi che scendono dolcemente a terra come fanciulli addormentati ricordano qualcosa a metà tra un quadro di Lobanov e un romanzo di Mishima (quelli in cui anche gli angeli possono morire).


Alla scena ne segue una altrettanto surreale: la commozione dei nazisti per aver uccisi dei bimbi. Probabilmente è quella che ha più fatto infuriare gli storici, dal momento che i tedeschi furono tra i più grandi reclutatori di ragazzini durante la Seconda guerra mondiale.


Se fossi russo, il mio voto probabilmente non raggiungerebbe la sufficienza, ma come italiano invece non posso che dare un parere positivo, proprio per la piattezza della trama e l’elementarità dei dialoghi che lo rendono particolarmente adatto a un pubblico straniero.

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