martedì 4 aprile 2017

Se venissero i russi...


La tendenza a incolpare gli hacker o i servizi segreti russi per qualsiasi cosa, dalla vittoria di Trump al terrorismo in Europa, si è ormai consolidata; era prevedibile che anche per l’attentato alla metropolitana di San Pietroburgo la stampa suggerisse immediatamente la tesi dell’auto-attentato.

Russia Today” in poche ore ha infatti raccolto decine di insinuazioni complottistiche da parte di importanti opinionisti inglesi e americani. Se dovessimo aggiungere quanto scritto da “Corriere” e “Repubblica” negli ultimi mesi, la lista si allungherebbe a dismisura: anche nei confronti di quest’ultima strage, il quotidiano di Via Solferino non ha perso occasione per alludere a una fantomatica “strategia della tensione” architettata da Putin allo scopo di sedare le opposizioni («Nella stagione delle molte verità c’è spazio anche per questa», commenta il giornalista che si è sentito in dovere di riportarla).
In realtà, se non si fosse presentata la possibilità di strumentalizzare l’attacco, è probabile che i cosiddetti MSM (MainStream Media) lo avrebbero snobbato come hanno fatto negli ultimi decenni (nonostante le centinaia di morti causate dal terrorismo in Russia), oppure addirittura elogiato in quanto “giusta ritorsione” per l’intervento di Mosca in Siria (come con l’omicidio dell’ambasciatore ad Ankara).

Ad ogni modo, certe reazioni ci confermano un’impressione nutrita da tempo, ovvero che il complottismo è ormai definitivamente sdoganato e il debunking è passato di moda.
Al mainstream ora interessa sfruttare la forma mentis a proprio vantaggio: il complottismo diventa quindi l’ultimo “ismo” a cui affidarsi per combattere altri “ismi” giudicati più pericolosi, come il populismo o il protezionismo (anche l’illuminismo però se la passa male).

Non si può infatti continuare a dar la colpa ai “cattivi” (i razzisti, gli ignoranti, i fobici) perché poi la gente corre a votarli; bisogna invece trovare un nemico adatto per ogni occasione. Affidarsi a un rivale già collaudato come Mosca è una conseguenza piuttosto ovvia: basta cambiar le vesti dell’“Orso” dal rosso al nero, per riportare in auge senza problemi le paranoie da Guerra fredda.
Nella prospettiva europea, per esempio, l’insistenza su un onnipotente KGB 2.0 (o 4.0) responsabile di tutte le sciagure che accadono nel mondo si rivelerà decisamente utile, una volta crollato il “sogno”, a spiegare l’avanzata dei cosiddetti “populismi” come un complotto dell’Internazionale Nera in combutta con Putin per distruggere la democrazia, la pace, l’Europa e la libertà (la tesi peraltro è già stata avanzata, tra i tanti, dall’ultima stagione di Homeland e dall’intellettuale neo-con Pascal Bruckner, sempre sul “Corriere”: «I servizi russi hanno interesse a spingere Marine Le Pen. Non sarei sorpreso se gli attentati si moltiplicassero»).


Possiamo en passant riconoscere, con un po’ di polemica, quanto il complottismo si sia rivelato un’arma a doppio taglio per entrambi gli “schieramenti”: i debunkers filo-americani devono adesso trasformarsi in conspiracy theorists anti-russi, mentre i complottisti dell’informazione “alternativa” sono costretti a improvvisarsi sbufalatori in difesa di Putin.

Tuttavia, non è questa la preoccupazione più grande. Ciò che dovrebbe allarmare è il modo in cui una certa idea di Russia, sedimentata nell’inconscio collettivo, venga sfruttata per scopi tutt’altro che democratici. Si può notare tale andazzo anche nelle piccole cose: per esempio, le ultime proteste anti-Putin capitanate da un tipo poco raccomandabile come tale Navalny (tutto fa brodo), sono state usate per giustificare a posteriori la militarizzazione di Roma per le celebrazioni del sessantesimo anniversario dei trattati europei, quasi a dire “Non lamentatevi, sennò arriva Putin”.
È un completo ribaltamento dell’Adda venì Baffone, che al pari della profezia sui cavalli cosacchi assetati, servì anche in senso “progressista”, considerando il modo in cui certe suggestioni si imposero a livello politico indipendentemente dalla realtà effettiva dell’Unione Sovietica.
A tal proposito mi torna in mente un dialogo in versi tra un latifondista e un contadino, “Se venessero i russi” di Cesare Chiominto: il pericolo è che appunto tali fascinazioni risorgano nella prospettiva di un’Unione Sovietica “di destra”, evocata dall’odierno Signor Patro’ per sopprimere qualsiasi forma di dissenso a Roma come a Bruxelles e a Parigi come a Berlino.
Caro Rosario
Che t’hai messo in testa
Ca se venno i compagni co’ Baffone
Come che dite voi è sempre festa
Manco ’l giorno ’lla prima comminione?
Rosario,
non sai manco mesa messa
Quelli so’ gente che Dio scampa e libbera
Abbituati a fa’ ’l popolo fessa
E a pesatte lo pane a oncia e a libbera.
Se uno ci ha un levito, te lo prenteno
Te prenteno la vigna pure privita
Ca quelli le ragioni non le ’ntendeno
Te prenteno la casa, la bestiame, i quadrini
Le figlie giovanotte e le galline, i commedi e le rame
Come farai se veo ssi farusei?
Signor Patro’Ma siccome farai Lei!

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