venerdì 14 aprile 2017

Morire democristiani

Qualche giovane e sprovveduto lettore mi domanda: Che fare (con Trump)? Eh, non lo so. Credo non ci fosse granché da aspettarsi; mi pare infatti che, in generale, la delusione non sia poi così cocente. Gli americani, che volete farci

Dalla mia posso dire di aver previsto l’inculata basandomi esclusivamente sul nome, Donald («Dal gaelico Domhnall, “dominatore del mondo”», Wikipedia): è forse l’onomanzia l’unica scienza esatta?
A parte gli scherzi, non posso negare di aver creduto che questo Trump fosse sul serio un “candidato di rottura”, i cui compiti dovevano essere quelli di dar da mangiare agli americani, dar da bere a Steve Bannon, vestire le attrici ignude, alloggiare i pellegrini [pilgrims], curare gli infermi (senza Obamacare), visitare i carcerati (bianchi) e seppellire i defunti (Bush e Clinton).

Però ero al contempo consapevole che di solito l’“isolazionismo” è solo una promessa elettorale: è da quando sono al mondo che vedo gli americani votare un candidato che giura di non voler iniziare una guerra, e una volta insediato fa esattamente il contrario. Perlomeno Bush padre aveva da sé l’entusiasmo della “fine della storia”, mentre le sortite di Clinton sono ancora ricordate con un certo imbarazzo dallo statunitense medio (quando se le ricorda), che infatti all’alba del nuovo millennio votò un buono a nulla come Bush credendo che l’accidia non avrebbe consentito di fare altre “guerre umanitarie”; poi ci fu il pretesto dell’11 settembre e, dopo i disastri di Afghanistan e Iraq, gli yankee, sfiniti, puntarono direttamente sul “candidato manciuriano”, il democratico nero creato in laboratorio dai comunisti per distruggere il mondo libero (all’epoca si facevano discorsi del genere su Obama, altro che Trump). Alla fine però non si è capito cosa volesse fare questo tardo rappresentante del gioachimismo, perciò non si può nemmeno dire se abbia fallito o meno. Il suo tentativo di “nascondere” la guerra con i droni e l’embargo non sembra andato a buon fine, se poi gli elettori hanno appunto scelto un altro “repubblicano neoisolazionista”.

Pare quindi che Trump abbia già tradito il suo mandato, infrangendo quella che gli scienziati chiamano la Honeymoon Window e buttandosi direttamente dalla Bitter Cocks Window (che poi si rivelerà essere sempre una These Cocks Window): la sua base sente decisamente il voltafaccia, in particolare tutti quei piccoli fan usciti dalla bolla di paranoia e complottismo solo per sostenerlo, e ora costretti a tornare nel dark side of the web con un nuovo goblin da aggiungere alle loro liste di giudeo-massoni e illuminati.
A questo punto possiamo solo augurare a Trump di non rovinarsi la reputazione anche in politica interna (ovvero sperando che quelli che lo hanno fatto eleggere mantengano le promesse di protezionismo e re-industrializzazione); lo attendiamo sulle economic consequences, anche se obiettivamente ha già un po’ rotto i coglioni
Personalmente, nelle polemiche con la “base”, vedo uno dei più grandi “difetti di fabbricazione” di questo Presidente: pur essendo considerato (almeno dai media) sicuramente un fascista (o populista o sovranista ecc.), a Trump manca però un “clero” sul quale appoggiarsi nei momenti di difficoltà. 
Insomma, Donald non è un clerico-fascista: infatti  non sappiamo nemmeno a che confessione appartenga, perché è vero che alla cerimonia d’insediamento c’era il figlio di Graham, ma di solito i fondamentalisti evangelici tifano neo-con, mentre quelli delle altre sette sono puritani in morale e (ça va sans dire) ultra-liberisti in economia.
Gli unici disposti a tenergli bordone erano proprio quelle lunatic fringes da lui scaricate nella figura di Steve Bannon, rappresentante ufficioso degli utenti di 4chan e affini, appena defenestrato dalla Bitter Cocks Window di cui sopra per motivi che sfuggono (e sui quali è inutile indagare).
Ci sarebbero anche i cattolici americani che lo hanno votato in massa, ma nella situazione attuale ci vorrebbe come minimo uno scisma per trasformali in un “clero”. Per inciso, non sono del tutto convinto che la contrapposizione fra The Donald e Pope Francis sia reale (almeno non nella rappresentazione fumettistica che ne danno i media); al contrario mi sembra che i due si assomiglino molto, sia per l’imprevedibilità e gli entusiasmi suscitati, che per quella “latinità” che la stampa di entrambi gli schieramenti (liberal e conservatrice) riconosce a Trump, qualificandolo senza remore come “peronista”. (In ogni caso, per entrambi il Montini Effect è dietro l’angolo…).

Perciò si torna all’inizio: che fare? Oppure, per esprimere ancora meglio il pensiero dei miei lettori: di chi dobbiamo fidarci, noi clerico-fascisti? Beh, io i nomi ve li ho già dati: lasciando da parte Nasrallah (lui è “clerico” e basta), ci sarebbe il threesome Putin, Erdoğan e Kaczyński. Comprendo tuttavia la difficoltà di sostenerli tutti e tre contemporaneamente, dato che in genere tra di loro sono sempre sul piede di guerra, in un tipico “stallo alla messicana” nel quale non c’è mai il proverbiale “terzo” a godere tra i due litiganti.
Il punto fondamentale è che, nell’epoca in cui viviamo, nessuno vuole realmente una terza guerra mondiale, anche perché con gli armamenti che possediamo essa si potrà fare solo quando la metà del pianeta sarà desertificata, oppure quando saremmo sbarcati su Marte. Al momento persino i popoli più stupidi preferisco, al di là delle apparenze, avere a che fare con qualcuno che freni l’apocalisse piuttosto che scatenarla. Indipendentemente dalle proprie convinzioni escatologiche, tutto ciò che attualmente concorre a spaventare i moderati o minare la stabilità, non soltanto è già di per sé anti-cristico, ma nell’epoca della guerra totale diventa la più concreta delle minacce.

Credo che l’unica possibilità, l’extrema ratio, sia quella di morire democristiani. Abbiamo sottovalutato la potenza mediatrice di questa macchina politica, sempre collocandola in un iperuranio di corruzione e clientelismi, senza mai  osservarla dalla prospettiva della “feccia di Romolo”.
Eppure, al pari di Vladimir il Santo (non Putin, l’altro), che inviò degli emissari nelle nazioni confinanti per capire quale fosse la religione migliore per il regno, ed essi di fronte alla bellezza della Basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (“Noi non sapevamo se fossimo in cielo o sulla terra”) suggerirono al re di abbracciare la fede cristiana, allo stesso modo numerosi emissari moderni visitarono l’Italia nel dopoguerra e stabilirono che la DC fosse il sistema politico contemporaneo più vicino al cielo: la testimonianza più recente è quella del tunisino Rashid Ghannushi, leader del partito islamista al-Nahda (ora al governo), che ha voluto presentarsi al mondo con queste parole: «Noi somigliamo un po’ ai democristiani: siamo popolari, confessionali, flessibili».

Ecco perché, ancora oggi, le grandi potenze si affidano alle capacità di un Sergio Mattarella, giunto a Mosca esclusivamente nelle vesti di “punto di equilibrio”, per consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli affitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste e, perché no, pregare Dio per i vivi e per i morti. Opere di misericordia spirituale che nel politichese si traducono in formule come “passare in rassegna i principali scenari di crisi”, “moltiplicare atteggiamenti e scelte responsabili”, “consolidare le iniziative di dialogo”.
Quindi esiste ancora una speranza di morire democristiani, ad onta di qualsiasi “dominatore del mondo”.

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