giovedì 20 aprile 2017

“Un an après l’élection” di Jean-Luc Mélenchon (Francia, 2017)


Tra i registi esordienti francesi che ultimamente ci hanno più convinto, segnaliamo il giovane Jean-Luc Mélenchon (nato a Tangeri nel 1951) che ha appena debuttato con il suo Un an après l’élection, un cortometraggio che accidentalmente funge anche da spot alla sua candidatura alle elezioni presidenziali del prossimo 23 aprile.

Seppur di breve durata (7 minuti), Un an après l’élection presenta una trama complessa e fortemente connotata dal punto di vista sociale. Il film si apre con l’immagine di Karim, un imprenditore di origine magrebina che grazie la sua cooperativa può coltivare e distribuire frutta e verdura al 100% biologiche, mentre è intento a rifornire il locale di François, gestore illuminato che grazie alla transition écologique ha permesso che il salario della cameriera Sarah aumentasse considerevolmente.

I personaggi che si alternano nell’evolversi della vicenda sono le classiche maschere della comédie française: c’è Abdullah (“Abdoulaye”), un islamico africano che ha preferito le energie rinnovabili all’Isis; c’è un’altra Sarah, alla ricerca di un lavoro con la consapevolezza che le donne sono pagate meno degli uomini; c’è Fabien, poliziotto di quartiere che da quando è stata legalizzata la cannabis può tranquillamente passare le sue giornate al bar; ci sono infine gli ouvriers transalpini, così pittoreschi e pieni di vita, sempre disposti a godersi un buon bicchiere di vino e un’amichevole chiacchierata sulla superiorità dello stile di vita francese rispetto a tutti gli altri.

Nel pieno rispetto dell’unità di luogo, gli eventi si svolgono tutti all’intero del bistrot, arredato secondo le regole dell’estetica francese riconosciute internazionalmente, quel misto di luce, cibo e convivialità che anche gli italiani hanno imparato ad ammirare a Expo 2015.

Mélenchon vuole raccontare la France insoumise, un Paese che “non si sottomette” alle estetiche straniere, siano quelle del cosiddetto Neuer Deutscher Film o quelle abusatissime di Hollywood – anche se, è giusto ricordarlo, la pellicola ha ricevuto l’endorsement di molte star americane, tra le quali Danny Glover e Mark Ruffalo.

I critici, non del tutto a torto, hanno evidenziato quanto Un an après l’élection abbia poco a che fare con la Francia di oggi: eppure, nonostante il totale distacco dalla realtà, a nostro parere l’opera prima di Mélenchon riesce comunque a esprimere la quintessenza dell’exception culturelle che l’intera Europa riconosce a questa sfortunata nazione.

Ed è qui che si innesta il profondo significato politico del film di Mélenchon: una Francia che, con la sua capacità di mediare tra generi diversissimi come la comédie rurale e la fantascienza, si propone come modello ideale per l’intero continente.

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