giovedì 27 aprile 2017

I diritti degli ermafroditi nel XVII secolo

«Nel 1692 un avvocato della camera elettorale del Brandeburgo, certo Jakob (sic) Möller, pubblicò un “Discorso sui diritti sessuali degli ermafroditi” [Discursus Duo Philologico-Juridici, Prior De Cornutis, Posterior De Hermaphroditis].
Stampato da Zeitler, a Francoforte sull’Oder, l’opuscolo ebbe un notevole successo per quasi vent’anni. E a ragione perché nella cultura europea mancava ancora un compendio della materia medica e giuridica ad uso degli uomini di legge. Il testo si presenta infatti come un’esposizione delle migliori ricerche cliniche condotte in funzione del lavoro che si svolge nei tribunali di fronte ai casi d’ambiguità dell’apparato genitale e come una silloge delle più importanti tesi giuridiche proposte durante il XVII secolo da chi operava nel campo del diritto.
[…] [Il merito del testo fu] quello di far discutere anche dai protestanti un quesito che sembrava moralmente improponibile alla cultura riformata: “Il matrimonio tra due persone perfettamente bisessuali rende lecito l’uso reciproco dei corpi con l’uno e l’altro organo genitale?”»
(V. Marchetti, “Problemi d’un giurista tedesco del XVII secolo”, in Paesi di cuccagna e mondi alla rovescia, cur. V. Fortunati e G. Zucchini, Alinea, Firenze, 1989, pp. 223-225)
È singolare che uno storico abbia preso sul serio un discorso Sui cornuti e gli ermafroditi: forse proprio perché troppo serio per capire che si tratta di una satira tardosecentesca, una caricatura dei barocchismi ispano-gesuitici da parte di un avvocato brandeburghese protestante?

Il buon Jacob Möller (-1693) sta infatti rabelaisianamente parodiando un testo del giurista Matheu y Sanz (Tractatus de re criminali) col quale pochi anni prima era stata proclamata la liceità del matrimonio tra due “ermafroditi perfetti”, quei casi rarissimi in cui entrambi i soggetti avessero gli organi maschili e femminili completamente sviluppati e in grado di fecondare.

In effetti il Marchetti sembra intuire che il Möller non sta facendo proprio sul serio, ma rimanda i dubbi alla cultura protestante di riferimento, la quale «invece di intravvedere nello “scandalo” intellettuale del penalista spagnolo i primi segni d’una volontà di trasformazione delle idee sul controllo delle sessualità, vi aveva forse scorto le stigmate della corruzione esistente in materia di costumi sessuali nel mondo cattolico».

Invece è proprio questo il punto: oggi diremmo che il Möller sta “trollando” il suo collega valenciano, simulandone l’acribia nell’affrontare casi estremi e suggestivi (come il “triangolo” tra un ermafrodita perfetto che sposa contemporaneamente una donna e un uomo, oppure la fecondazione simultanea tra due ermafroditi che ignoravano la loro “ambivalenza” prima di sposarsi), per poi decretarli a seconda delle circostanze contrari al diritto positivo (ma almeno non passibili della pena capitale), oppure leciti e conformi al diritto naturale.

Un altro bersaglio del Möller è l’archiatra pontificio Paolo Zacchia (1584–1659), del quale parodia le quaestiones con consigli del tipo “non sposatevi coi castrati” («Cum spadonibus et eunuchis matrimonium non est contrahendum»).

Tra le trovate dell’avvocato tedesco, c’è anche l’istituzione di una commissione permanente per rilasciare certificati agli ermafroditi e controllare il decorso dei loro matrimoni, i quali dovranno essere invalidati qualora nel soggetto osservato una natura sessuale prevalesse sull’altra («Hoc autem ut recte cognoscatur, matrimoniumque legitimum ineatur, ante omnia inspectio requiritur, priusquam Hermaphrodito facultas detur conjugium inire ac nuptias contrahere, ut nempe quis sexus praevaleat»).

Secondo Möller, l’ermafrodito “incerto” andrebbe comunque battezzato come maschio, poiché la perfezione umana tende al maschile (le femmine essendo solo dei “maschi mutilati”), ma se in un secondo momento nel soggetto dovesse prevalere il lato femminile, allora sarebbe necessario una sorta di cambio di sesso “sacramentale”, cioè un nuovo battesimo e un nuovo matrimonio.

Nel corso della lettura sorge il benevolo sospetto che anche il saggio del Marchetti sia a sua volta una burla, dato che è contenuto in una raccolta dedicata ai Paesi di cuccagna e mondi alla rovescia. D’altronde era il 1989, un’epoca in cui il conformismo degli studi di genere non aveva attecchito, e certe trovate erano ancora consentite o perlomeno tollerate. Oggi invece sarebbe obbligatorio prenderlo sul serio, non solo tra gli accademici; a pensarci bene, è quasi un miracolo che non l’abbiano scoperto i chierici moderni, ché sicuramente avrebbero trovato il modo di inserirlo tra i materiali per l’ultimo Sinodo sulla famiglia.