sabato 18 marzo 2017

Tenere occupate le mani

Tra i consigli elargiti dall’indispensabile “WikiHow”, troviamo anche quelli su Come Diventare Ambidestro. Nella traduzione italiana tuttavia vengono omesse le spassose controindicazioni della versione originale, tra le quali spiccano: problemi di memoria, linguaggio e concentrazione, disorientamento spaziale e dislessia.


Sembra una cosa pericolosa, perciò la sconsigliamo a chi poteva rimanere offeso. 
Per tutti gli altri, invece, potrebbe rappresentare un piacevole passatempo (tenere occupate le mani è sempre utile, dico bene? WikiHow si occupa anche di questo!); prima di capire come diventare ambidestri (alla fine serve solo un po’ di pratica), dovremmo tuttavia interrogarci sul perché.

L’ambidestria è un requisito importante, in generale, per stimolare la neuroplasticità e, in particolare, per sviluppare la capacità di apprendere una nuova lingua (non fosse per il fatto che la maggior parte dei poliglotti sono mancini).
Per quel che mi riguarda, ho iniziato a scrivere con la sinistra di recente, in seguito a un curioso incidente che ha coinvolto la mia mano destra impegnata a dirimere una questione repentinamente tracimata oltre la linea che separa una schermaglia retorica da una rissa... ma di questa vicenda saranno gli inquirenti a occuparsene: restiamo in tema.

Prima di tutto, come dicevo, bastano pochi esercizi al giorno e un minimo di buona volontà per imparare a scrivere con la sinistra in un mese. In sostanza, si tratta di ripetere quel che si è fatto a scuola tanti anni fa, il che peraltro aiuta anche ad assumere quella forma mentis secondo la quale ogni lingua nuova non va imparata con metodi diversi da quelli con cui si è imparata la prima, ma deve essere invece assimilata nel modo più spontaneo possibile (quindi non come una seconda lingua, ma come un’altra prima lingua).

Imparare a scrivere con la sinistra significa chiaramente imparare a scrivere bene, cioè far pratica non per compensare un’abilità mancante (tale veniva considerato il mancinismo fino a qualche decennio fa), ma per acquisirne una nuova.

In tal modo l’emisfero cerebrale destro (che è appunto collegato alla mano sinistra) può ricevere quotidianamente nuovi stimoli: questo è uno dei pochi stratagemmi “naturali” che abbiamo per risvegliare l’altra parte del cervello, a meno che non si voglia ricorrere a farmaci dagli effetti collaterali incerti, oppure mettersi nelle mani di qualche scienziato in vena di sperimentazione.

Le strutture neurologiche che sottendono al linguaggio sono infatti presenti in entrambi gli emisferi, ma gli esseri umani per parlare utilizzano solamente quelle a sinistra. Anche a livello popolare è noto che la parte sinistra del cervello è quella della razionalità, mentre la destra quella della creatività (non è soltanto una leggenda metropolitana): infatti l’emisfero destro, oltre a essere specializzato nella sintesi di concetti e nella classificazione di forme e dimensioni, è il veicolo attraverso cui percepiamo la musica (per questo chi ha sofferto di emorragie celebrali all’emisfero sinistro perde l’uso della parola ma è ancora in grado di cantare).

Lo psicologo americano Julian Jaynes, ne Il crollo della mente bicamerale (1976; tr. it. Adelphi, 1984), definisce l’emisfero destro come la “parte divina” del sistema nervoso, nella quale vanno situate le allucinazioni visive e uditive attraverso le quali un tempo gli uomini si illudevano di parlare con gli dèi (il fenomeno è ancora oggi osservabile negli schizofrenici o in chi ha subito un danno cerebrale tale da impedire una corretta comunicazione tra i due emisferi).
Per usare una metafora di Jaynes, «l’area di Wernicke [la parte del cervello necessaria alla comprensione del linguaggio] nell’emisfero destro guarda sempre dall’alto in basso l’area di Wernicke nell’emisfero sinistro» (p. 414n). 

Dal punto di vista dell’apprendimento linguistico, ciò corrisponde al modello del “doppio canale”, secondo il quale «il parlare una nuova lingua coinvolgerebbe il canale “come” collocato principalmente nella parte sinistra del cervello (e collegato alla mia mano destra), mentre il capire una nuova lingua coinvolgerebbe il canale “cosa”, collocato in entrambi gli emisferi (e collegato quindi a entrambe le mani)» (M. Erard, Babel No More, Free Press, NY, 2012, p. 158).
Di conseguenza rendere l’emisfero destro più attivo scrivendo con la mano sinistra permette al cervello non solo di assorbire facilmente un’altra lingua come fosse una totalità di suoni pronta a essere codificata dalla parte sinistra, ma anche di coinvolgere nella comunicazione verbale le aree di entrambi gli emisferi. Ancora più importante è la ricaduta positiva che tale coinvolgimento ha nella creazione e nello sviluppo delle immagini e dei luoghi mentali, per il semplice motivo che l’emisfero destro è appunto la sede della memoria visiva e spaziale.

L’ambidestria, unita a buona mnemotecnica, contribuisce a mettere in moto un circolo virtuoso. Si tratta, come detto, dell’esercizio più semplice per stimolare la neuroplasticità, che d’altra parte tende naturalmente a diminuire con l’avanzare degli anni anche a causa di ragioni di mera sopravvivenza evolutiva, garantita da una struttura cerebrale più stabile.

Esistono in realtà anche sistemi più drastici: Michael Erard parla di una tecnica di neurostimolazione conosciuta come Transcranial direct current stimulation (tDCS) che migliora la memoria visuale e le capacità di apprendimento stimolando l’attività di certe aree cerebrali attraverso delle piccole scosse, e che si può sperimentare in proprio «con una batteria a 9-Volt, degli elettrodi e dei resistori» (p. 235); ma è un metodo sconsigliato, perché così davvero potreste rimanere offesi.

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