giovedì 16 marzo 2017

Altri secessionisti (A. Arbasino)

«Quando si parla degli irlandesi, dei baschi, degli slovacchi, degli sloveni, degli albanesi, dei macedoni, dei bosniaci, e di tutti gli altri, le polemiche sui secessionismi (ogni Paese ha i propri, in cui si rispecchia) si svolgono con severità, serenità, accoratezza.
Parrebbe scorretto fare gli smorfiosi o gli snob sui difetti etnici altrui. Non sono mica “italioti”. Ma quale politicamente chic userebbe termini tipo “italioti” e giudizi altezzosi (come sull’ignoranza e goffaggine rustica e barbara dei lombardi e dei veneti), trattando di qualunque irredentismo balcanico o palestinese o “negro”? (Scambiare gli aggettivi giornalisti correnti fra Bossi e Arafat?...).
Eppure i programmi irredentistici e localistici e scolastici e fiscali dei veneti sono sostanzialmente identici a quelli zapatisti del famoso Chiapas. Solo un “look” più o meno suggestivo li distingue.
Ma se adesso tutta la sinistra internazionale alla moda, avendo esaurito i pellegrinaggi a San Cristóbal de las Casas, decidesse che la località “in” di quest’anno potrebbe essere Noventa di Piave (anche in omaggio al grande poeta dialettale “da rivalutare” Giacomo Noventa), e magari scoprendo che per il gusto francese dell’Altro sono “adorables, remarquables, formidables” proprio quei tipi caratteri folk che gli italiani politicamente chic trovano abominevoli?» 
(Alberto Arbasino, Paesaggi italiani con zombi, Adelphi, Milano, 1998, pp. 88-89)

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