lunedì 20 febbraio 2017

Václav Havel si droga!

Discutevo con un amico del grande e irreprensibile Václav Havel, un eroe per tutti noi. A un certo punto, come in una qualsiasi diatriba tra muratori, mi tira fuori questa storia: “Václav Havel si droga!” – il titolo infatti va letto con tale intonazione:


“Non è vero, lo dici solo perché era anti-comunista e ha fatto entrare tutti nella Nato e perché oggi la Repubblica Ceca è lo Stato più ateo d’Europa, ma all’epoca l’Unione Sovietica ne aveva fatto un granaio culturale ecc…”
“No, si drogava sul serio, si faceva di LSD”.

Saltano fuori dettagli dei quali non sapevo nulla, ma che il mio amico considera invece noti al mondo intero (ma se non c’è nemmeno uno straccio di fonte! Lui non mi ha detto da chi l’ha saputo, ma secondo me c’è lo zampino dell’immortale G.C.).

L’unico che ne parla è il blog “Boingboing” in un pezzo di qualche anno fa (Prototype dissidents..., 1 luglio 2013), nel quale si traccia un parallelo tra le biografie di Havel e di Timothy Leary (il padre della cosiddetta “cultura psichedelica”), in base a una dedica su una copia del suo “manifesto” Neuropolitics (1977) che lo scrittore americano inviò al dissidente sovietico nel 1992 (cioè quando era già Presidente della Cecoslovacchia), ma che non giunse mai a destinazione:
«Leary probabilmente non sapeva ancora nulla di Václav Havel, uno dei più grandi drammaturghi della Cecoslovacchia, che era diventato un dissidente quando la Russia aveva invaso il suo Paese per sopprimere del 1968 la rivolta popolare contro il dominio sovietico, passata alla storia come “Primavera di Praga”.
A lungo si è vociferato sul ruolo dell’LSD nel dissenso sovietico. La sede praghese della Spofa Pharmaceutical Works fornì l’LSD all’Unione Sovietica per il suo programma di guerra psicologica, mentre gli Stati Uniti optarono per la Eli Lilly & Co quando la Sandoz rifiutò di fornire gli enormi quantitativi di droga richiesti […]. È ovvio che l’LSD, diffondendosi dai laboratori della Spofa alle strade, contribuì al cambio di mentalità che poi portò alla Primavera di Praga, nello stesso modo in cui negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Francia portò alle ribellioni studentesche.
Le connessioni di Havel con le culture alternative di Praga sono note: egli seguì il processo alla più importante band di rock psichedelico dell’Est Europa, i Plastic People of the Universe, e contribuì alla stesura del manifesto dei rivoluzionari cechi, la Charta 77, nella quale si faceva riferimento anche all’arresto dei membri del gruppo.
Havel era costantemente sorvegliato, interrogato, e spesso incarcerato dalla polizia segreta; come Leary, ha trascorso quattro anni in carcere (1979-1983). Era anche un fan di Frank Zappa e dei Velvet Underground, del cui leader Lou Reed divenne poi un caro amico. C’è chi pensa che la “Rivoluzione di Velluto” […] prenda ispirazione proprio dal nome del gruppo.
[…] Peter Stafford, il principale esperto di  cultura psichedelica del XX secolo, ha inserito Havel in una lista di personalità celebri che hanno sperimentato l’LSD, accanto a Carl Sagan e sir Francis Crick. Può trattarsi solo di un’ipotesi, ma pare impossibile che Havel non abbia mai assunto LSD tra la Primavera di Praga (1968) e il processo ai Plastic People of the Universe (1976). Durante gli anni della repressione sovietica, la controcultura ceca era profondamente connessa al dissenso sovietico […]».
Sfortunatamente anche in lingua ceca le testimonianze latitano: una “guida politicamente scorretta” al Parlamento Europeo (“Euportal”), riferisce che Havel faceva uso di LSD assieme al suo mentore Zdeněk Urbánek ed era anche un alcolista; gli altri siti però non fanno che riprendere questa nota senza aggiungere altro.

Perciò il dubbio rimane. E se fosse vero, dovremmo dedurne che la droga è buona? Oppure che l’Unione Sovietica aveva ragione? La gioventù ha bisogno di punti fermi, sennò poi appunto va a drogarsi… (al di là di tutto, io continuo sempre a preferire la “dissidenza al Tavernello”, secondo lo stile del Camerata Bannon).

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