venerdì 3 febbraio 2017

Un naïf jugoslavo alla parete

Per la serie “Grandi Protagonisti del Novecento” (anche ispirato all’omonima pagina Facebook, che pturoppo non ho creato io), dopo Congo, il pittore scimpanzé, vogliamo parlare della pittura naïve jugoslava, che tra gli anni ’70 e gli ’80 conquistò i mercati dell’arte occidentali.
A testimonianza imperitura del successo, una scena de Il secondo tragico Fantozzi, nella quale il naïf jugoslavo appeso alla parete dell’ufficio diventava uno dei simboli del potere dell’impiegato di quinta.


Prima dell’espansione, il genere era confinato in una zolla di terra tra la Croazia e l’Ungheria, Hlebine, ancora riconosciuta come città di nascita della “Scuola di Podravina”. Tra i rappresentanti più celebri, Ivan Generalić (1914-1992) e suo figlio Josip (1935-2004), Ivan Lacković-Croata (1932-2004), Mijo Kovačić (n. 1935), Emerik Feješ (1904-1969), Jan Knjazovic (1925-1986), Djordje Dobric (1931-1978) e Dragan Gaži (1930-1983).
Qui di seguito solo una piccola selezione (nel web si possono trovare decine di riproduzioni):

Emerik Feješ, “Ingresso in città”
Jan Knjazovic, “Mercato”
Dragan Gaži, “Vecchio”
Ivan Generalić, “L’unicorno” (1961)
Mijo Kovačić, “Vaccaro”
Josip Generalić, “Sposi a Hlebine”
Djordje Dobrić, “Via Skardarlija”

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