sabato 25 febbraio 2017

Trumpisti su Marte


C’è una cosa di Trump che la stampa non ha ancora scoperto, ma che prima o poi utilizzerà per attaccarlo; in parole povere: vuole andare su Marte. Non è un caso che la Nasa proprio ora si metta ad annunciare di aver scoperto nuovi sistemi planetari, “pianeti simili alla Terra” e roba del genere: il sensazionalismo è necessario a convincere il Presidente che è ora di fare le cose in grande anche oltre l’atmosfera terrestre.

«We stand at the birth of a new millennium, ready to unlock the mysteries of space», ha affermato Trump al discorso d’inaugurazione: passaggi come questo sono stati decisamente incoraggianti per un’agenzia che, a dirla tutta, negli anni della presidenza Obama è stata obbligata a occuparsi soprattutto di ambiente e di… islam!
Già, perché come dichiarò nel 2010 ad Al Jazeera l’allora direttore Charles Bolden, «[Il Presidente] mi ha chiesto di trovare il modo per coinvolgere le nazioni islamiche e valorizzarne il contributo storico nel campo delle scienze, della matematica, dell’ingegneria».
Anche il buon Barack ci teneva tuttavia a sbarcare su Marte: purtroppo tra i suoi fallimenti bisogna pure annoverare un tentativo di semi-privatizzazione dell’ente. Come se gli americani fossero dei bottegai tedeschi qualunque... Non scherziamo: quando si tratta di conquistare lo spazio, non c’è bilancio che tenga (almeno in questo vanno d’accordo con i russi). Anzi, negli States sarà persino necessario ricostruire l’immaginario collettivo, visto che da quando i cinesi si sono comprati Hollywood, gli astronauti più capaci nei film americani hanno tutti gli occhi a mandorla. 
Si torna quindi al Big Thinking. Tutto in grande: astronavi grandi, progetti grandi, alberghi spaziali grandi, tette grandi delle astronaute sexy. Big beautiful boobs and buildings.

Ripensando a quanto si diceva all’inizio, sembra che in effetti qualcuno si sia già accorto di questo lato di Trump: in un articolo in cui lo paragona al Duce, la studiosa Jay Griffiths a un certo punto chiama in causa il fondatore di PayPal Pieter Thiel, l’unico della Silicon Valley ad aver sostenuto il candidato repubblicano.
Dopo aver paragonato l’imprenditore a Filippo Tommaso Marinetti, la Griffiths afferma che costui è «profondamente coinvolto nella Singolarità, una visione del transumanesimo che promuove la super-intelligenza artificiale per porre termine alla storia naturale».
Non so bene di che stia parlando, ad ogni modo penso che la stampa comincerà presto a tirar fuori storie del tipo: Trump vuole popolare Marte con dei cloni di se stesso, Trump vuole farsi criogenizzare per raggiungere una nuova galassia, Trump wants to grab Venus by the pu**y.

Invece io dico: diamogli fiducia. Trumpisti su Marte: Make Nasa great again!

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