martedì 14 febbraio 2017

Strontium

“In 1943, shortly after the secret Manhattan Project bomb-design laboratory at Los Alamos, in northern New Mexico, opened its doors, concerned that Nazi Germany might be ahead in the race to build the atomic bomb, the Italian physicist and Nobel laureate Enrico Fermi had proposed to Los Alamos’s director, Robert Oppenheimer, that the pioneering nuclear reactor Fermi had recently started up at the University of Chicago might be used to make radioactive material to poison the German food supply. Responding to Fermi’s proposal, Oppenheimer had commented, ‘In this connection I think that we should not attempt a plan unless we can poison food sufficient to kill half a million men, since there is no doubt that the actual number affected will, because of non-uniform distribution, be much smaller than this’. As bomb development advanced, Fermi’s project lapsed, although U.S. experiments with radiological weapons continued after the war”

[«Nel 1943, subito dopo che il laboratorio segreto del Progetto Manhattan a Los Alamos, nel New Mexico, aprì i battenti, il fisico italiano e premio Nobel Enrico Fermi, preoccupato che la Germania nazista potesse essere a un livello più avanzato nella costruzione dell’atomica, propose al direttore Robert Oppenheimer di utilizzare il pionieristico reattore nucleare da lui appena realizzato all’Università di Chicago per creare materiale radioattivo con cui avvelenare le riserve di cibo dei tedeschi. In risposta alla proposta di Fermi, Oppenheimer osservò: “Prima di pensare a un piano del genere dovremmo avere la sicurezza di poter avvelenare e uccidere almeno mezzo milione di uomini, dato che attualmente il numero effettivo dei colpiti, a causa della distribuzione non uniforme, sarebbe di molto inferiore a quello previsto”. Il progetto di Fermi decadde con i successi nello sviluppo della bomba, anche se gli esperimenti americani sulle armi radiologiche sono continuati dopo la guerra»]

 (Richard Rhodes, The Twilight of the Bombs, Alfred A. Knopf, New York, 2010, p. 17)

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