mercoledì 22 febbraio 2017

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio (in svedese)

In un editoriale di Alberto Alesina risalente a poco tempo fa, ho trovato una singolare osservazione del noto bocconiano sulla Svezia (Il danno non visto, “Corriere”, 3 luglio 2015):
«La fiducia è la colla che tiene insieme una nazione e l’olio che fa funzionare i suoi ingranaggi. Vi è di che preoccuparsi quando in Italia uno dei motti più famosi recita: “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. Sono sicuro che in Svezia un detto simile non esista. Non a caso la fiducia reciproca tra connazionali è molto alta nei Paesi scandinavi, alta nei Paesi anglosassoni e molto più bassa in quelli mediterranei».
Raramente uso l’espressione “italiota” (come di solito invece fanno gli ammiratori di Alesina), tuttavia queste righe sono davvero un concentrato di italiotismo. A tali livelli non si arriva nemmeno durante le cene col parentado, dove nondimeno si esagera nella glorificazione del “Paese di Cuccagna” anglo-germanico-scandinavo senza cartacce per terra, con le fontanelle dell’eterna giovinezza a ogni crocicchio, i laghi di latte e i fiumi di vino e le montagne di pastasciutta e una burocrazia gestita direttamente dalle divinità della mitologia norrena. Tutto questo ci può stare (è gente semplice); ma che un intellettuale giunga a tale delirio esterofilo è inquietante (anche se non sorprendente).

È imbarazzante dover ricordare che ogni lingua ha un motto equivalente a quello “italiano”. Anche Ronald Reagan lo utilizzò (Trust, but verify) considerandolo a sua volta una versione del proverbio russo Доверяй, но проверяй [“Davirjaj, no pravjerjaj”].
In svedese il concetto si può esprimere con Tänk efter före oppure Tänk först, handla sedan (letteralmente “Pensa prima di agire”).

C’è un altro proverbio che mi sembra particolarmente adatto al contesto: Hastig rikedom gör mannen misstänkt (“Una ricchezza rapida rende l’uomo sospetto”). Significa che chi diventa ricco in poco tempo è considerato dagli svedesi una persona non eccessivamente onesta.

C’è del marcio in Svezia! Non vorrei sconvolgere qualche altro italiota, ma gli svedesi si lamentano anche delle tasse, dei politici, della burocrazia e degli immigrati. 
E (tenevi forte) dicono pure le parolacce!!! 
Questa infatti la dedico proprio ai cari italioti: che si consolino almeno sapendo che, come dice il frasario, «le espressioni ingiuriose svedesi fanno spesso riferimento al diavolo e all’inferno, quasi mai al sesso». La virtù nordica è salva!


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