venerdì 3 febbraio 2017

Donne sovietiche: Tragico prodotto della terra dei senza Dio


Questo manifesto di propaganda fascista nel Friuli-Venezia Giulia, risalente agli anni ’30, è tornato di recente alla ribalta per un “esperimento sociale” (cioè una bufala), modificato per farlo sembrare opera della Democrazia Cristiana. 
Ci è cascato anche a Gianluca Nicoletti de “La Stampa”, che ha poi riscritto l’articolo scusandosi “per aver contribuito alla confusione per il tempo precedente a questa rettifica”, ma nel contempo riaffermando l’importanza della denuncia “della manipolazione strumentale della figura femminile”.

Se è per questo i miei amici possono pure smentire la “manipolazione” dell’originale, visto che quando anni fa l’avevo messa su Facebook erano tutti insorti parlando delle badanti romene delle loro nonne o delle ucraine che pulivano le scale del condominio (anch’io nel mio piccolo ho difeso le ragioni della donna polacca e delle ucraine mulatte).

Non so chi sia l’esemplare femminile portato a modello di “estetica comunista”, tuttavia è un fatto che l’Unione Sovietica cominciò a dare la sua parte all’occhio con enorme ritardo (sull’argomento consiglio questo articolo), anche se pure all’epoca c’erano soldatesse che avercene, come la tiratrice scelta Roza Šanina, l’aviatrice Marija Dolina, “Lilja”, e migliaia di altre.

C’è chi risponderebbe con le ausiliarie, ma non stiamo troppo a rivangare: sono “manipolazioni” della femminilità che bruciano ancora, assieme a marocchinate e stupri di massa dei vincitori, e proprio per questo è vietato toccare l’argomento persino da un punto di vista meramente storico (nemmeno facendosi scudo del femminismo imperante, del quale conosciamo la sensibilità selettiva e interessata, come qualche esempio recente ci ha tristemente confermato).

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