martedì 17 gennaio 2017

Trump e i polacchi

Avevo promesso mesi fa di dare un’occhiata ai media polacchi per sapere che ne pensavano dell’elezione di Trump. Poi non l’ho fatto, non solo perché questo blog non lo legge nessuno, ma soprattutto perché è inutile fasciarsi la testa prima di rompersela (sia come polacchi che come italiani).

Certe manovre, del resto, sono ancora poco chiare; per esempio, l’invio di truppe americane  nella base di Żagań al confine con la Germania, come deve essere interpetato: un altro “dispetto” dell’amministrazione Obama contro Mosca, oppure un segnale rivolto a Berlino che favorirà la politica estera di Trump verso il Vecchio Continente, o ancora un modo per rassicurare gli alleati sulla tenuta della NATO dopo il prevedibile sfaldamento dell’eurozona?

Gli articoli in polacco che ho avuto modo di leggere sono ovviamente attendisti. Per esempio, “Gazeta.pl”, giornale online di orientamento liberal-democratico (qualsiasi cosa significhi), prevede uno scenario positivo e uno negativo, ma poi riduce il primo esclusivamente alla possibilità che Trump non mantenga le promesse. In effetti non c’è nulla che rassicuri Varsavia sul fatto che gli americani rispetteranno il famigerato articolo 5 del Patto Atlantico, che rappresenta il casus foederis ma alla fine è stato applicato solo per gli attacchi dell’11 settembre, cioè quando conveniva a Washington.
Un altro pezzo dallo stesso portale (non che ci sia affezionato, ma è il primo che ho trovato), auspica ancora che Trump sia soltanto una ciarlatano, con argomenti al limite del provocatorio: dal momento che chi comanda davvero negli Stati Uniti sono le compagnie private americane [prywatne amerykańskie firmy], The Donald non potrà fare molto per ridurre le importazioni e il deficit commerciale, quindi alla fine non ci saranno crisi economiche in Polonia. Questo punto è importante, perché i polacchi esportano in Germania, e la Germania è a sua volta il più grande esportatore del mondo dopo la Cina (anzi, ha superato pure la Cina): perciò se gli Stati Uniti (primo mercato tedesco) frenassero l’import vi sarebbe una reazione a catena eccetera eccetera. Non vado oltre perché di queste cose non capisco nulla (peccato aver studiato il polacco invece dell’economia).

In ogni caso, col governo che attualmente la Polonia si ritrova, una presidenza Clinton non sarebbe stata considerata migliore: già qualche mese fa Bill aveva paragonato Kaczyński e Orbán a Putin per le loro politiche sull’immigrazione (ricevendo l’invito, da parte del presidente polacco, di farsi curare il cervello). Nonostante tutto, anche ai “russofobi” americani non interessa molto “morire per Varsavia”, specialmente se c’è un governo conservatore in carica. Lo dimostra, per fare un esempio fra tanti, l’atteggiamento tenuto dai liberal nei confronti della “decomunistizzazione”: se l’Ucraina abbatte centinaia di statue, cambia i nomi delle vie e riscrive i manuali di storia, si può chiudere un occhio; se la Polonia invece prende qualsiasi iniziativa (anche la più blanda) contro i collaborazionisti del passato regime, si parla immediatamente di “caccia alle streghe”.

Chiudiamo questa inutile divagazione sulla Polonia con l’ennesimo “scandalo” che ha colpito il vecchio Wałęsa, il quale nello stesso giorno in cui rilasciava un’intervista allarmata a “Repubblica” (ma l’intervistatore, noto per altre imprese, avrà capito bene?), si congratulava invece su Facebook (in polacco) con Trump, insinuando di esser lui l’ispiratore segreto del nuovo Presidente americano,
Così infatti Donald nel 2010 avrebbe apostrofato Wałęsa in un club della Florida di sua proprietà (di Trump, non di Wałęsa): «Se in Polonia un operaio è riuscito a rovesciare il comunismo e diventare Presidente, perché dovrebbe essere impossibile per un miliardario diventare Presidente dell’America capitalista?» [“Skoro w Polsce możliwe było aby robotnik obalił komunizm i został prezydentem, to dlaczego w kapitalistycznej Ameryce milioner nie może zostać prezydentem…”].
Questa è alla fin fine l’unica cosa degna di nota che, almeno al momento, sono riuscito a trovare:

(Facebook)

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