lunedì 16 gennaio 2017

Nordlicht. L’aurora boreale di Hitler

Adolf Hitler ricavò la sua residenza estiva da un rifugio di montagna bavarese, il Berghof, in modo che dal suo studio al secondo piano potesse osservare l’Untersberg, il massiccio delle Alpi salisburghesi.
Secondo una leggenda, narrata anche dai fratelli Grimm, all’interno della montagna seduto a una tavola riposa il Barbarossa, e una volta che la sua barba avrà fatto il terzo giro attorno a questa tavola, verrà il giorno del giudizio e l’Imperatore si sveglierà per combattere la battaglia finale.

(Veduta dell’Untersberg dal Berghof)
Dalla sua scrivania, attraverso due porte-finestre fiancheggiate dai ritratti dei genitori, Hitler poteva così osservare quotidianamente l’Untersberg e lasciarsi suggestionare dalla visuale: secondo diverse testimonianze, sembra che essa coinvolgesse talmente il Führer da influenzarne persino l’umore.
L’Untersberg poteva infatti apparire, a seconda delle circostanze, minaccioso e apocalittico oppure arcadico e rasserenante. Durante una visita a Salisburgo nel 1992, anche il Dalai Lama ne riconobbe la potenza, giungendo a definirlo un “drago dormiente” e “l’Anahata [il chakra del cuore] d’Europa”.

(Adolf Hitler nel suo studio)
Nelle sue memorie pubblicate nel 1980, Als Hitlers Adjutant, l’ufficiale della Luftwaffe Nicolaus von Below racconta di una sera dell’agosto 1939 (precisamente il 23), in cui il cielo venne illuminato da un’aurora boreale che colorò la montagna di un rosso intenso. Hitler e i suoi ospiti (con loro c’era anche Albert Speer, il qaule raccontò lo stesso evento nelle sue più celebri Erinnerungen) osservarono il fenomeno, eccezionale per la Germania meridionale, dalla terrazza del Berghof. Il Führer lo interpretò come presagio di una guerra imminente, che i tedeschi avrebbero dovuto condurre nel modo più veloce possibile per non seminare più sangue del dovuto.

Non si può di certo affermare che l’idea del Blitzkrieg sia nata da questa impressione; tuttavia il fatto che tale “visione” abbia avuto un’influenza perlomeno sui nomi delle “Operazioni”, lo dimostra il modo in cui vennero battezzare le più importanti: la “Barbarossa” per invadere l’Unione Sovietica e la “Nordlicht” per impadronirsi di Leningrado. La maggior parte degli storici traduce quest’ultima come “Luce del Nord”, quando è noto che tale è il nome con cui i tedeschi comunemente indicano l’aurora boreale (anche von Below nelle sue memorie la chiama così).

Qualcuno, infine, ricorderà come si concluse la vicenda: la Germania perse la guerra, il Berghof venne bombardato dagli inglesi il 25 aprile 1945, e le sue rovine fatte esplodere il 30 aprile 1952, nell’anniversario della morte del Führer.

(fonte)

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