venerdì 13 gennaio 2017

Essere Leopardi

(Leopardi secondo il Faccioli, 1883)
A causa del fatto che Rai Tre in questo momento sta trasmettendo il famoso film dedicato al Leopardi, centinaia di italiani si sono messi a cercare su Google porcherie varie riguardanti il Poeta, come ho potuto constatare dalle chiavi di ricerca che indirizzano a un mio vecchio post (Il sesso di Leopardi, 8 settembre 2015).

È una cosa doppiamente triste, sia perché il famigerato “popolo del web” alla fine si fa sempre dettare le regole dalla tv, sia perché è ormai da quasi due secoli che siamo ossessionati da questa storia: “Leopardi vergine”; “Giacomo Leopardi sessualità”; “Leopardi masturbazione” (e altre cose irripetibili) ecc…

È una fissazione così potente che persino l’“Adnkronos” presenta la notizia che una nobildonna si innamorò del Poeta come uno scoop (Leopardi, dama invaghita del Poeta..., 17 marzo 1998):
«Non ci sono solo amori sfortunati o immaginari nella vita di Giacomo Leopardi: c’è anche una dama stregata dal suo fascino intellettuale, dal poeta non ricambiata ma evitata, quando si rese conto dei suoi sentimenti versi di lui. Una dama, conosciuta nel 1827 durante il primo soggiorno a Firenze, che per comprendere meglio il difficile carattere dell'uomo che stimava oltremodo decise di recarsi a Recanati in cerca di risposte. Si chiamava Carlotta Lenzoni de’ Medici, nome noto ai biografi di Leopardi, ma il cui interessamento verso l’autore delle Operette morali viene illuminato dalla scoperte di sei lettere inedite pubblicate sul nuovo numero del periodico “La rassegna della letteratura italiana”.
Rinvenute nella Biblioteca Nazionale di Napoli dalla ricercatrice Elisabetta Benucci, le missive della Lenzoni de’ Medici sono indirizzate ad Antonio Ranieri, l’intimo amico di Leopardi, e scritte in un periodo che va dal 1833 al ’37, gli anni del suo ritiro napoletano. Il primo documento mostra l’ansia di Carlotta per l'imminente viaggio verso Napoli dei due amici e il timore di non poter salutare il Poeta per l’ultima volta: “Salutate Leopardi, e diteli che non lo perdonerò, se parte, senza che lo riveda”.
In una lettera successiva la Lenzoni si mostrava contenta delle notizie che giungevano da amici comuni, secondo le quali la permanenza in una diversa città aveva giovato alla salute del Leopardi e ringraziava Ranieri dell’affetto incondizionato che riservava all’amico: “Sono anche contenta che il soggiorno a Napoli vadia ad esservi più piacevole, vorrei che fosse lo stesso per Leopardi. […] Mi sembra quasi un destino che i grandi ingegni debbino essere nocivi a se stessi per causa di stravaganza a rapporto alla salute? Io vi lodo sempre di più per la costante amicizia che li dimostrate, fateli i miei saluti, e dateli le mie nuove le quali per riguardo alla salute ad onta del pessimo tempo che abbiamo sono ottime”».
In un’altra lettera datata 30 ottobre 1834, la Lenzoni racconta a Ranieri di aver fatto “un giro nelle Marche” passando per Recanati, e di essersi invaghita pure del natio borgo selvaggio: «Dite a Leopardi, che non ho veduto un Paese più gradevole, e ne ho avute tali informazioni che veramente ha ragione di non poter amare la sua Patria?».

La semplice constatazione che il Leopardi ebbe comunque una possibilità in più di quelli che oggi cercano su Google motivi per deriderlo dovrebbe placare un po’ la curiosità. Sinceramente, quando mai qualcuna ha chiesto di noi a chicchessia, o addirittura è venuta a cercarci al paesello? Ricordate quel che diceva un altro poeta: noi semo quella razza… Ai tempi dei social network tale consapevolezza non può che acutizzarsi. Perciò il “Giacomo Leopardi” che ognuno di noi va cercando forse non è che il capro espiatorio di tanti fallimenti.

Invece il Leopardi reale avrebbe almeno potuto “combinare”, anche se evitò per una serie di motivi sui quali è inutile dilungarsi, soprattutto per non scadere nel letterario (riguardo alle illazioni sull’avvenenza della dama, non ho trovato alcun ritratto per poter giudicare, sebbene già da questo si potrebbe dedurre qualcosa).
Bisogna altresì vedere le cose in prospettiva: all’epoca del Leopardi, e per uno come Leopardi, avere una spasimante rappresentava tutto sommato un piccolo successo. Al giorno d’oggi, viceversa, sui nostri magri bottini incombono continuamente i parametri imposti dal pansessualismo (perlopiù immaginario, come è noto, ma comunque incombente).

Del resto nemmeno questo è importante, perché alla fine tutti i grandi tombeur de femmes della nostra epoca si sono rivelati essere Giacomo Leopardi: George Clooney sputtanato dalle ex, è Giacomo Leopardi; Alain Delon che vuole suicidarsi, è Giacomo Leopardi; Rocco Siffredi malato di sesso, è Giacomo Leopardi. E non andiamo troppo indietro, con Rodolfo Valentino, il Casanova di Schnitzler e tutti gli altri… Non c’è proprio nulla di male, a essere Giacomo Leopardi. Lui non lo sapeva, noi sì.

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