martedì 27 dicembre 2016

Il Madagascar ai malgasci

Mentre molte nazioni africane dimostrano un rapporto di assoluta sudditanza nei confronti della Cina (ultima São Tomé e Príncipe, che ha appena rotto i rapporti diplomatici con Taiwan), c’è però ancora qualcuno deciso a resistere alla colonizzazione pechinese. Uno di questi è l’orgoglioso popolo malgascio, sceso in strada a protestare contro la società mineraria Jiuxing (alla quale era stato concesso lo sfruttamento del suolo per quarant’anni), che nei mesi scorsi ha dovuto sospendere più volte i lavori di estrazione nella città di Soamahamanina, e alla fine è stata costretta a ripiegare.

Come riferisce “AsiaNews” (Madagascar, cittadini in rivolta contro le imprese cinesi..., 21 dicembre 2016, che ne parla anche perché la rivolta era appoggiata dalle autorità ecclesiastiche locali):
«La presenza sempre più massiccia di imprese cinesi in Madagascar, fra cui il gigante del settore minerario Jiuxing, ha causato diffuse proteste da parte dei cittadini in un’escalation di tensione e malcontento. Dietro le dimostrazioni, il progetto di estrazione di oro nel sottosuolo da parte dei cinesi per i prossimi 40 anni; secondo la popolazione locale, questa attività comprometterebbe l’agricoltura.
Ogni giovedì a Soamahamanina – un piccolo villaggio sito presso il centro dell’isola – hanno luogo le proteste. I cinesi sono visti sempre più come una presenza ostile. 
“Il Madagascar appartiene ai malgasci – afferma uno studente – non ai cinesi o agli stranieri. Quarant’anni di sfruttamento del sottosuolo vuol dire vendere il Paese”. Gran parte della popolazione ha assunto questa posizione, sebbene alcuni coltivatori che hanno accettato soldi dai cinesi in cambio dei terreni sono stati additati con amarezza.
Già nel 2011 le forze dell’ordine erano intervenute nel quartiere cinese della capitale per evitare una sommossa. In ogni caso, la società cinese contestata dai malgasci ha deciso infine di ritirarsi.
La portavoce della Jiuxing Stella Adriamamonjy ha affermato che: “La società ha il diritto di rimanere ma ha preferito ritirarsi per calmare le acque. Speriamo di tornare su nuove basi e rimediare agli errori passati”. Oggi, la Cina è il maggior partner commerciale del Madagascar. Nel Paese sono presenti più di 800 aziende e circa 60mila cittadini cinesi. Sinora Pechino ha investito in Madagascar più di 740milioni di dollari Usa ma nonostante questo, più del 90% della popolazione vive sotto la soglia di povertà».
Sembra, come in effetti si evince dalle parole della portavoce e da quello che scrivono alcune agenzie malgasce, che si tratti solo di una ritirata strategica. Tuttavia è pur sempre un inizio: quanto vorremmo che il grido di libertà dell’ignoto studente, “Il Madagascar ai malgasci”, risuonasse per l’Africa e per il mondo intero!
La regola che è alla base del cameratismo malgascio (fihavanana), è riassunta dal noto proverbio «Aleo very tsikalakalam-bola toy izay very tsikalakalam-pihavanana», ovvero “Meglio perdere un po’ di denaro che perdere un’amicizia”. Notiamo soltanto l’occlusivizzazione della “f” in “p” (fihavanana [“amicizia”] > pihavanana) e della “v” in “b” (vola [“denaro”] > bola). Per capire il resto servirà uno studio più approfondito e mirato, ma grazie alla sua gloriosa resistenza il malgascio entra ufficialmente nel novero delle lingue da imparare.

Per il resto, qualcuno dovrebbe fare qualcosa. Contiamo molto su Donald Trump, che ha promesso di asfaltare la Chynuh. Presidente Donald, patriotic people are still under siege!
Io l’ho già avvisato su Twitter, poi vediamo come va:

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