martedì 8 novembre 2016

Me ne frego in tutte le lingue europee


La notizia del giorno (a parte le elezioni americane) è che Juncker ha risposto con un “me ne frego” agli attacchi del premier italiano. In realtà aveva già usato tale espressione durante la disastrosa campagna anti-Brexit, ribadendo a chi gli chiedeva di usare toni meno veementi contro gli inglesi che “Je m’en fous intégralement”.
In fondo sarebbe anche divertente questo commissario perennemente ubriaco, se tuttavia l’ebbrezza non lo rendesse un po’ troppo simile al vecchio Eltsin, nel momento in cui all’Unione Europa servirebbe almeno un Gorbaciov.
In ogni caso, dal punto di vista politico il “me ne frego” è irrilevante: Renzi e Juncker ovviamente fingono di litigare, l’uno perché vuol vincere il referendum a “destra”, quindi deve far vedere che lui sbatte i pugni sul tavolo o sul juke-box, e l’altro probabilmente perché ha ancora esagerato col cognac a colazione (nonostante sostenga di non avere problemi con l’alcol).
Inoltre è noto che nella Dichiarazione universale dei diritti umani c’è un articolo non scritto, riguardo alla libertà di insultare l’Italia e gli italiani, quindi bene ha fatto Juncker ad avvalersi di un’opportunità che tanti prima di lui hanno sfruttato.

Archiviata quindi l’inesistente questione politica, veniamo a quella linguistica: l’uscita del lussemburghese ha prima di tutto dato occasione all’“Adnkronos” di farci una bella lezione di francese.
«Juncker non ha precisato chi, in particolare, affermi una cosa del genere (il soggetto della frase era l’impersonale francese “on”, equivalente alla forma impersonale italiana “si”), se i sindacalisti in platea, qualcuno in Italia o qualcun altro, quindi l’inciso è rimasto aperto alle interpretazioni più diverse. Ha contribuito anche il fatto che, come capita spesso nelle traduzioni, l’espressione francese “je m’en fous” in italiano può essere resa in vari modi, da un “me ne frego” che rimanda ad altre epoche ad un più scurrile “me ne fotto”, oppure anche con un più educato “non mi importa”».
Se è per questo si sarebbe potuto tradurre anche in modo più istituzionale (“non mi interessa”, “me ne cale”) o sbarazzino (“me ne infischio”, “me ne impipo”), oppure con l’avanguardistico “me ne sego”.
Tuttavia la “F”, di origine fallica, resta sempre la lettera più adatta per rendere anche omofonicamente l’espressione: fous, foutre, fotto, fottere, frego, fregna, fanculo.

L. Pflughaupt, Letter by Letter. An Alphabetical Miscellany (2008)
Non dimentichiamo poi anche l’algebra lacaniana, che identifica la phi greca (Φ) con il fallo immaginario e con la significazione fallica (mentre -Φ con la castrazione).

A parte queste fondamentali considerazioni, un altro lato positivo del “me ne frego” junckeriano è che solitamente qualsiasi cazzata detta da un politico europeo, viene tradotta in quasi tutte le lingue del regno. Diciamo solitamente, perché purtroppo è noto che dell’Italia non frega niente nemmeno agli altri Paesi, dunque svanisce l’occasione di imparare un’espressione utile per impostare future discussioni con i nostri partner europei. Infatti non c’è quasi traccia della notizia sulla stampa estera: quella francese, per esempio, la relega alle note dei corrispondenti, mentre i tedeschi non la citano proprio, così come gli spagnoli, i portoghesi ecc…
Gli unici che ne parlano sono i greci (“News.gr”), che traducono l’espressione come αδιαφορώ παντελώς, “totalmente disinteressato”; i polacchi (“Gazeta”), nie obchodzi, “non mi interessa”, e i bulgari (“Trud”): не ме интересува [“ne me interesuva”]; la “Reuters” e gli altri anglofoni ovviamente traducono con I don’t care.
Mi pare sia indicativo che gli unici Paesi a riportare la (non)notizia siano quelli che contano meno nell’Unione e in cui i sentimenti anti-europeisti sono più forti (sembra incredibile, ma le due cose sono probabilmente collegate).
Comunque se può servire “me ne frego” in tedesco si dice Es ist mir egal, in olandese Kan me niet schelen, in finlandese Minua ei kiinnosta, in ceco Je mi jedno, in danese Det er mig ligegyldigt e in lussemburghese (esiste) Et ass mir egal.

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