martedì 11 ottobre 2016

Il dito medio della mano invisibile


“Il Sole 24 Ore” in rosso di cinquanta milioni… Uno dei fogli economici più antichi d’Europa sta fallendo. Come è potuto accadere? Se in questi anni ci fossimo bevuti tutte le sue balle, dovremmo pensare che chi lavora da quelle parti sia un fannullone improduttivo, e che di conseguenza i provvedimenti immediati da assumere siano: 1) licenziamenti di massa; 2) aumento della tiratura.

Già, perché oggi “c’è la Cina”, ci sono i mercati dell’Est, quindi gli italiani invece di leggere i giornali nella loro lingua vanno a cercare le notizie sui quotidiani di Pechino, Kiev o Sofia.
E poi gli italioti, sempre i soliti, mangiano mangiano e diventano obesi: anche nel campo dell’editoria, ci vorrebbe una bella cura dimagrante (aveva ragione la Merkel: «Se avete mangiato troppo e siete ingrassati, mentre altri sono magri, vi aiuto a pagare il dottore»).

Difficile non provare un minimo di Schadenfreude quando un bugiardo soccombe alle sue stesse bugie. Eppure il “loro” Monti ha fatto presto, anche a distruggere la domanda interna (lui stesso si vantò alla CNN per la geniale pensata): forse bisognerebbe partire proprio da questo, per capire cosa sta accadendo.

È chiaro che quelli de “Il Sole” hanno contribuito con un sovrappiù di incapacità imprenditoriale, e che prevedibilmente il foglio verrà salvato perché è “uno strumento indispensabile” o “un’eccellenza culturale”, così potrà continuare a ripetere la cantilena liberista grazie al sostegno dei fondi pubblici (a questo punto potremmo fare come negli Stati Uniti: creare un think tank finanziato dallo Stato per difendere il Mercato).

Tuttavia sarebbe sbagliato ridurre la vicenda alla “corruzione”, come fa, as usual, “Il Fatto Quotidiano”: «Altro che gli assessori a caccia di bustarelle. Altro che municipalizzate corrose dalle parentopoli. Altro che Monte dei Paschi e Banca Etruria. Qualunque pietra di paragone scegliate, anche la più purulenta, state sicuri che con il giornale della Confindustria sono riusciti a fare peggio».
Condannare “Il Sole 24 Ore” seguendo la sua stessa logica è un modo per continuare a illudersi che sia tutta colpa di ladroni, mangioni, intrallazzoni, fannulloni, bamboccioni ecc.

Dovremmo piantarla con questa mentalità realmente populista e individuare una buona volta le vere cause della crisi, che dipendono tutte da un sistema sbagliato. In una situazione del genere, anche se per assurdo “Il Sole” si mettesse a dire come stanno davvero le cose, comunque non riuscirebbe a sopravvivere a lungo: perché pure l’austerità applicata a livello editoriale ha contribuito a danneggiare l’economia del nostro Paese.

Tutte le panzane sulla “casta” e la “corruzione” che ci sorbiamo da anni hanno infatti rappresentato il perno di una nuova industria culturale, nella quale sono confluiti molti stilemi della comédie à l’italienne. Se oggi anche questa industria è in crisi, è per il semplice motivo che gli italiani non hanno più nemmeno i soldi per pagare qualcuno che dica loro quanto sono corrotti gli altri: a un certo punto il corrotto sei diventato tu, e hai iniziato a risparmiare persino sull’indignazione.

Insomma, per continuare a guadagnare dicendo che gli italiani sono fannulloni e che la deflazione è bella, bisogna che il tasso di disoccupazione cali drasticamente e l’inflazione salga di parecchi punti.
Perciò auspichiamo che “Il Sole 24 Ore” possa tornare presto a raccontare balle, una volta che qualcuno si sarà preso la responsabilità politica di fare esattamente il contrario di quello che i suoi redattori hanno finora prescritto.

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