mercoledì 12 ottobre 2016

Gli inglesi sterminano napoletani e siciliani?


La (non-)notizia del giorno è questa: un documento del “Dipartimento dell’educazione” gallese richiede ai genitori di specificare l’appartenenza etnico-linguistica dei propri figli (cfr. “Corriere”, 11 ottobre). Nella lista c’è di tutto: il gaelico irlandese e scozzese, l’assiro, il balti (un dialetto tibetano), il greco di Cipro, lo swahili delle Comore e cineserie varie. Sfortunatamente compaiono anche le diciture “Italian (Napoletan)” e “Italian (Sicilian)”, che hanno fatto scoppiare il caso diplomatico di cui si è parlato nelle ultime ore.

Ovviamente se ne discute non per un certo referendum svoltosi qualche mese fa e che non è andato come alcuni speravano (anche se “Il Sole 24 Ore” commenta: «La Brexit dà al cervello»), ma perché noi italiani abbiano realmente temuto che il Galles iniziasse ad arrestare o deportare i nostri connazionali siciliani e napoletani.

A dirla tutta non si capisce perché siano stati inseriti solo quei dialetti nella lista: ma considerare tutto questo “offensivo”, o addirittura «una forma di discriminazione attiva», come afferma l’ambasciatore, pare un tantino esagerato. Semmai dovrebbero essere i sardi, i veneti, i greci salentini, le minoranze germanofone del nord e chi più ne ha ne metta, a indispettirsi per l’esclusione dalla lista.

Quindi, insomma, solo una tempesta in un bicchier d’acqua, anche se la tendenza a rappresentare l’Inghilterra come l’inferno in terra semplicemente perché ha deciso di abbandonare il paradiso (l’UE), sta diventando un po’ fastidiosa.
Non credevo, devo ammetterlo, che i giornalisti italiani, da generazioni proni all’Amata Albione, in nome dell’ideologia eur(ope)ista si prestassero alla contro-propaganda. In ogni caso, se almeno in questa storia abbiamo spezzato le reni della Perfida Albione, dovremmo tuttavia evitare di esaltarci troppo: trovo risibile, per esempio, che l’ambasciatore, per provocazione, aggiunga alla sua nota a verbale al Foreign Office che «l’Italia è diventata un paese unificato il 17 marzo 1861».

Senza gli inglesi, l’Italia non si sarebbe fatta: la Gran Bretagna non poteva tollerare la presenza di «un Giappone mediterraneo posto a poche miglia da Malta e non eccessivamente distante da Marsiglia» (così scriveva la stampa londinese dell’epoca). Nel volume Il Regno delle Due Sicilie e le Potenze europee (2012), Eugenio Di Rienzo dimostra minuziosamente come gli inglesi appoggiarono ogni iniziativa volta a rovesciare i Borbone, comprese sommosse camorristiche ed eccidi garibaldini. In quel caso Londra contribuì davvero a sterminare napoletani e siciliani…
Più recentemente, nel gennaio 1948, gli inglesi contribuirono a un altro sterminio di nostri connazionali, questa volta in Somalia, fomentando i sentimenti anti-italiani di alcune organizzazioni create ad hoc dalle autorità locali britanniche: il risultato fu 54 civili massacrati. Non so se tra di loro ci fossero anche napoletani e siciliani, del resto certe cose sono state totalmente dimenticate.

Sorvolo su bombardamenti, tentativi di golpe eterodiretti e giovani studenti torturati. Io sono l’ultima persona che potrebbe parlar bene degli inglesi, ma non sopporto il voltafaccia di questi anglomani che prima del 23 giugno 2016 cantavano a squarciagola “Rule, Britannia!” (magari per esser stati due giorni a Londra), e oggi vogliono farci credere che Albione sia governata da un Oswald Mosley redivivo.
Vogliamo diventare anglofobi sognando una Paneuropa da Lisbona a Vladivostok, come vuole Sergio Romano? Bene, ma lo si faccia con qualcosa di più serio: nella storia dell’imperialismo britannico non mancano di certo le pagine nere, basterebbe andare a cercarle...

4 commenti:

  1. È che dalla City staranno pensando: 'Fatta l'Italia. Adesso è ora di disfarla'. Tra l'altro anche il Regno unito non è che goda di ottima salute quanto ad unità..

    (Il commento è ironico : mi ascrivo fra quegli ingenui che credono nonostante tutto nella libertà dei popoli).

    Tarwater

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  2. A proposito di ironia: è imbarazzante pensare a come l'Unione Europa ai tempi del referendum secessionista abbia apertamente detto agli scozzesi che mai li avrebbero accettati nell'Eurozona. Lo fecero anche per non inimicarsi gli elettori inglesi che avrebbero poi votato la Brexit. Se oggi esistesse quella cosa che chiamiamo "Europa", le sue istituzioni forse cambierebbero atteggiamento e cercherebbero di "danneggiare" la Gran Bretagna almeno da quel punto di vista. Invece è chiaro che ciò non accadrà, sia perchè l'Europa non ha proprio nulla da proporre a un popolo che non sia disperato (ai siriani puoi imporre di tutto, agli scozzesi no), sia perché, come ho detto, questa "Europa" è un qualcosa che non esiste, se non come struttura creata per depredare i popoli. Non parliamo poi del lato umano dei nostri rappresentanti (non eletti da nessuno): Merkel, Juncker, Schulz, Draghi e tutti gli altri. Non ce li vedo proprio. Del resto, rispecchiano perfettamente il nulla che rappresentano.

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  3. Se potesse imporre qualcosa ai siriani sarebbe già qualcosa. È che ogni persona dotata di buon senso capisce quanto marcia sia questa 'Europa'. Come hai mostrato il linguaggio eurocratico funziona solo per normare le condotte impolitiche. Non ci sono solo le vongole e gli anglo-siculi, è vero. C'è un 80 % di normazione nazionale. Eppure se non si hanno spazi di manovra in politica estera tutta la legislazione rientra fra le categorie dell'impolitico.

    Tarwater

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  4. Esatto, del resto questa cosa dell'"impoliticità" dipende dal fatto che l'Unione si pensa come il migliore dei mondi possibili, e che dunque tutto procede sempre per il meglio, tanto che non c'è nemmeno bisogno di gestire politicamente il processo di integrazione. Qualsiasi cosa può servire all'occorrenza: basta vedere come vengono strumentalizzati gli attentati terroristici nell'ottica di una "velocizzazione" della "integrazione". Si pensa che l'Unione Europea sia una costruzione naturale, assoluta, slegata da circostanze storiche, e che quindi non c'è problema se i popoli vengono schiavizzati, l'importante è che nulla fermi il processo di integrazione. Nella sostanza significa non solo che non ci sono "scialuppe di salvataggio", ma che è pure vietato anche solo pensare di averne bisogno!

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