lunedì 26 settembre 2016

Pokémon Go alla conquista del mondo

Vediamo di parlare di questo “Pokémon Go” prima che passi di moda: ammetto di non aver capito ancora di che si tratti o, per meglio dire, credo di aver capito trattasi di una cosa talmente idiota che è meglio fingere di non aver capito.

In ogni caso, su una pagina Facebook (“Amazing Maps”) compare questa mappa che indicherebbe i Paesi in cui è disponibile il giochino:


Pur non sapendone nulla, a me questo sembra un quadro eccessivamente ottimistico (basato principalmente su una “previsione di sviluppo”): infatti, da quel che si evince dopo un breve giro su Google, a parte i Paesi che l’hanno apertamente vietato (come Arabia Saudita e Iran), negli altri non solo è disponibile, ma già prima dell’8 agosto era possibile usarlo, per esempio, in Africa e in Turchia, oltre che in tante altre nazioni, come il prediletto Kazakistan.

La stampa turca in effetti lo ha adottato sin da subito come metafora di riferimento di vari eventi politici, tanto che il numero di volte in cui viene chiamato in causa dai loro media rispetto a quelli italiani mi fa pensare che nel nostro Paese questa “mania” non esista nemmeno. Comunque “Pokémon Go” è arrivato pure in Bhutan (sebbene sempre in forma “non ufficiale”).

Mi stupisce invece che in Corea del Sud non sia ancora disponibile (anche se ovviamente ci giocano come in tutti gli altri Paesi). Vengono addotti motivi di ordine militare, ma a mio parere le ragioni sono soprattutto di tipo culturale, perché in Corea del Sud non esiste una dimensione sociale del videogioco: si gioca in solitudine, chiusi in stanze buie, a volte per giorni di seguito, fino alla morte per inedia.

È vero che si può giocare anche con altre persone, ma comunque sempre seduti davanti a uno schermo, protetti dall’ambiente esterno e dall’interazione fisica con gli umani. Del resto bisogna dire che negli ultimi anni un numero non indifferente di donne ha iniziato a frequentare le cosiddette “Stanze del PC”, il che per certi versi ha minato alle basi il mito del maschio sudcoreano solitario, sudato e introverso, che fino a pochi anni fa costituiva il modello ideale di “videogiocatore”. Però i tempi non sembrano ancora maturi per uscire di casa: per ora si limiteranno a farsi una doccia e cambiarsi i vestiti prima di recarsi nelle “stanze”.

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