lunedì 11 luglio 2016

Zoofilia

«[…] Il sodalizio [animalista] più antico [d’Italia], l’Associazione zoofila, fu fondato a Torino, nel 1871, niente meno che da Giuseppe Garibaldi in persona. […] Poi entrò in scena Leonard Hawksley. Era un londinese benestante che aveva intrapreso una carriera scientifica e venne in vacanza in Italia negli ultimi anni [dell’Ottocento]. Sbalordito dal “modo in cui gli italiani mancavano di rispetto alle loro bestie”, Hawksley decise di stabilirsi in Italia e… agire. Suo padre, su tutte le furie, gli tagliò i viveri per un certo periodo. Imperterrito, Hawksley cominciò a organizzare società di assistenza nelle grandi città e nel 1899 fondò la Lega italiana per la protezione degli animali. […] Per sensibilizzare i visitatori al problema, tappezzò una parete del suo ufficio romano con una agghiacciante collezione di riproduzioni di trappole per animali.
Visse in Italia per 30 anni, e ai suoi detrattori che gli chiedevano se la causa degli animali nel nostro Paese meritasse davvero tanta attenzione da parte di un suddito di sua maestà britannica, egli rispondeva che “gli animali non hanno nazionalità”. Non c’è da stupirsi che – in seguito alle sue proteste per il sovraccarico e la denutrizione dei cavalli – sia stato aggredito 38 volte da carrettieri e cocchieri che, almeno in otto diverse occasioni, tentarono di fargli la pelle. Una aggressione particolarmente grave gli provocò la perdita di un occhio. Ma Hawksley perseverò, ottenendo esemplari condanne per crudeltà verso le bestie e la confisca di strumenti di tortura. Fra i suoi tanti nemici ci fu anche la Camorra napoletana, che lo minacciò di morte. Ma poi, in un acceso diverbio, Hawksley perse la pazienza e, strappata una frusta dalle mani di un emissario della Camorra, ne spezzò il manico sulla testa dell’incauto. Imrpessionato dalla decisa reazione dell’inglese, il camorrista dimenticò la sua ira e passò ad un atteggiamento di deferente rispetto, ordinando ai suoi scagnozzi di lasciare per sempre in pace Hawksley.
In un’altra occasione, Hawksley, mentre viaggiava a bordo di una nave lungo le coste italiane, notò una mucca che si dibatteva in mare e chiese al capitano di fermare la nave e di salvare la bestia. Il capitano rispose con una scrollata di spalle. Spogliandosi e gettandosi in mare, Hawksley urlò: “Se non vuole salvare una bestia, si sentirà obbligato a salvare un uomo”. Il comandante fermò la nave e, si racconta, trasse in salvo uomo e bovino» 
(A. Wasiqullah, In difesa degli animali, “Selezione dal Reader’s Digest”, Maggio 1981, pp. 96-97).

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