lunedì 4 luglio 2016

Operazione Keelhaul

«Fra gli atti più eminenti e infami compiuti al fine di placare Stalin vi fu l’Operazione Keelhaul. Fra gli accordi stipulati a Yalta nel 1945 vi era pure quello di rimandare in Russia tutti i russi liberati dalle truppe britanniche o americane che erano stati prigionieri in campi di concentramenti tedeschi, così come i prigionieri di guerra americani e britannici liberati dai russi sarebbero stati restituiti ai loro Paesi di origine. A differenza, tuttavia, dei prigionieri inglesi e americani, quelli russi non avevano alcuna intenzione di tornare in patria. Si ricorse perciò alla forza e all’inganno. Alcun russi avevano accettato d’indossare uniformi tedesche per liberare il proprio Paese dalla tirannia di Stalin e, sebbene questa loro scelta possa spiacere a qualche lettore, non è tanto più difficile da capire rispetto alla scelta di Churchill di allearsi con l’assassino di massa Stalin contro Hitler. I soldati russi provarono a liberare il proprio paese dal comunismo. Roosevelt e, poi, Truman, per ingraziarsi Stalin, tradirono almeno un milione di russi anticomunisti consegnandoli nelle mani del dittatore sovietico.
[…] L’Operazione Keelhaul non riguardò solo l’Europa, dove si trovava la maggior parte dei prigionieri russi, ma fu messa in atto anche in terra americana. A metà del 1945, a Fort Dix, nel New Jersey, tra i prigionieri di guerra ve ne erano circa 200 di nazionalità sovietica. Al momento della cattura portavano uniformi tedesche. Erano stati fatti prigionieri con la solenne promessa che in nessunissima circostanza sarebbero stati rimpatriati in Unione Sovietica, dove li aspettava una morte certa. […]
[A Seattle] a questi uomini era stato ordinato, pistole alla mano, d’imbarcarsi sulla nave sovietica. Di fronte alla veemente resistenza di costoro, si era presa le decisione di portarli temporaneamente a Fort Dix.
A Fort Dix fu poi fatto un altro tentativo di rimpatriare forzatamente questi uomini in Unione Sovietica. Storditi con gas lacrimogeni, furono portati a forza a bordo di un’imbarcazione sovietica, dove, mezzi intontiti, lottarono comunque con tutte le loro forze arrivando a danneggiare i motori e a far sì che i vascello non fosse più idoneo a proseguire la navigazione. Alla fine, a un sergente venne l’idea di drogare i prigionieri correggendo il loro caffè con barbiturici. Nello stato di sonno comatoso indotto dalla droga gli uomini furono finalmente ricondotti in Unione Sovietica» 
(Thomas E. Woods Jr, Guida politicamente scorretta alla storia degli Stati Uniti d’America, tr. it. M. Brunetti, D’Ettoris Editori, 2009, pp. 254-256)

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