giovedì 14 luglio 2016

Fortuyn e gli F-35

Fortuyn e gli F-35
(Le JSF de Fortuyn, “Dedefensa”, 30 giugno 2002)

Il quotidiano olandese “Volkstrant” ha pubblicato alcune interessanti rivelazioni sulle circostanze in cui il partito di Pim Fortuyn, il leader populista-libertario assassinato il 6 maggio 2002, appoggiò l’ingresso dei Paesi Bassi nel programma Joint Strike Fighter.
L’omicidio non ha interrotto le elezioni olandesi, che si sono tenute il 15 maggio in un clima decisamente insolito.
Il “Guardian” di Londra, nell’edizione del 28 giugno [2002], ha pubblicato a sua volta le rivelazioni del quotidiano olandese a proposito di Mat Herben, il successore di Pim Fortuyn. Herben sarebbe un agente del Ministero della Difesa (ovvero dei servizi segreti olandesi) infiltrato nel partito di Fortuyn con lo scopo principale di scongiurare la sua opposizione all’entrata dei Paesi Bassi nel programma JSF/F-35.
Broos Schnez, membro del comitato di selezione nato per valutare l’ingresso di Herben nel partito di Fortuyn, ha dichiarato al quotidiano olandese: «La scoperta ci ha sconvolto. I cittadino olandesi devono conoscere la disonestà di questa persona. È un vecchio funzionario della difesa col compito di infiltrare il partito e obbligarlo a votare per l’acquisto degli F-35, una scelta che ci ha sempre trovati contrari. Gli ho già consigliato di trovarsi un buon avvocato per difendere la sua reputazione, ma lui non ha fatto nulla, e questo è un atteggiamento molto sospetto».
Tra le altre cose, il “Guardian” aggiunge:
«Alcuni colleghi di Fortuyn hanno dichiarato al principale quotidiano olandese Volkstrant che Herben, 49 anni, ha lavorato per l’ufficio stampa del Ministero della Difesa e ha fatto strada nel partito attraverso i ricatti. Questi collaboratori sostengono anche che Herben potrebbe essere un infiltrato messo lì per assicurare a chi di dovere l’appoggio del partito avrebbe al piano di 200 miliardi di dollari voluto dagli USA per la costruzione di un nuovo caccia stealth.
La prima azione del nuovo parlamento è stata quella di stanziare 800 milioni di dollari per il progetto F-35. Tutti i 24 membri della Lista Fortuyn si sono uniti agli altri due partiti di governo nel voto favorevole al progetto, nonostante il partito e il suo fondatore si fossero opposti fino all’ultimo. La votazione ha fatto tirare un sospiro di sollievo al complesso militar-industriale americano, anche perché le riserve del governo precedente di sinistra avevano reso incerta la partecipazione olandese al progetto.
I sospetti sollevati dai collaboratori di Fortuyn sono confermati da alcune email, pubblicate sempre dal Volkstrant, inviate da Herben prima dell’assassinio di Fortuyn per convincere il partito a cambiare opinione e sostenere il progetto F-35. Il giornale riporta le dichiarazioni di cinque componenti di un comitato di selezione del precedente partito di Fortuyn, Leefbaar Nederland, che avevano esaminato Herben in gennaio, i quali affermano che quest’ultimo aveva provato a ricattarli con la minaccia di divulgare informazioni false sulla tossicodipendenza di Fortuyn» (A. Osborn, Fortuyn’s successor ‘is security plant’,  “Guardian”, 28 giugno 2002). 
Le rivelazioni pubblicate dal Vokstrant esasperano un clima reso già pesante dai recenti fatti accaduti nei Paesi Bassi, ovvero il successo del partito di Fortuyn, il suo assassinio, e il modo in cui l’Olanda è entrata nel programma JSF. Alcune informazioni trapelate obbligano a fare dei collegamenti tra questi diversi casi. Riportiamo di seguito un passaggio di un articolo sulla situazione dei Paesi Bassi pubblicato l’11 maggio 2002 dal giornalista Henk Ruyssenaars sul sito della “Foreign Press Foundation”, dedicato proprio alle opinioni di Fortuyn sulla partecipazione olandese al programma JSF: 
«L’ambasciatore degli Stati Uniti, le forze armate olandesi e il Joint Strike Fighter (JSF).
La posta in gioco è la possibilità di accumulare enormi profitti. Nelle situazioni d’emergenza contano poco le leggi, i diritti umani e la libertà di parola. Sul tavolo, insieme a molte altre offerte, abbiamo: un accordo multimilionario per l’ordinazione di aerei Joint Strike Fighter (che all’Olanda nemmeno servirebbero). Il professor Fortuyn è stato ucciso lunedì 6 maggio 2002. Il giorno prima l’ambasciatore statunitense in Olanda, Clifford Sobel, assieme ad alcuni “analisti” americani e a dei generali olandesi, ha incontrato Fortuyn per parlare dell’affare JSF. Dal momento che Fortuyn aveva la vittoria assicurata alle elezioni, il suo voto sarebbe stato decisivo. Egli avrebbe risposto all’ambasciatore americano e alla delegazione che, visti i problemi attuali dell’economia olandese, quei miliardi sarebbe serviti per altri problemi urgenti, come il finanziamento della sanità, dell’educazione, del trasporto pubblico ecc…
Precedentemente Fortuyn aveva dichiarato (anche nel suo programma politico) la volontà di smantellare l’Aeronautica e parte dell’esercito, per concentrare tutte le risorse nella Marina Militare. Per le persone in uniforme, questa non sarebbe stata una grande idea. Per Fortuyn, sarebbe stato l’ultimo giorno di vita» 
Le informazioni pubblicate da Volkstrant suggeriscono alcune domande:
1) Quale effetto avranno queste rivelazioni sulla formazione del nuovo governo olandese? Il Guardian dice che dopo la loro pubblicazione «Il futuro del partito politico lasciato dall’assassinio di Fortuyn è incerto». Il Partito di Fortuyn è coinvolto nel processo di creazione del nuovo governo.
2) Quali saranno gli effetti sulla questione JSF nei Paesi Bassi? […] Attualmente, osserviamo l’evoluzione dei laburisti del Partij van de Arbeid, che quando erano al governo non vollero prendere una decisione chiara sugli F-35, ma una volta passati all’opposizione si sono dichiarati apertamente ostili al programma.
3) Quali saranno gli sviluppi sul mercato dei caccia da combattimento? Il caso olandese è il secondo, dopo il caso degli F-15K della Corea del Sud, a dimostrare come questo mercato è soggetto a infiltrazioni sospette. In aggiunta, possiamo domandarci quale sarà l’impatto sulle relazioni transatlantiche, dal momento che questa evoluzione verso interventi “concreti” coinvolge anche i mercati di Paesi alleati, obbligandosi a una scelta a senso unico. Ma una tale domanda lascia supporre la possibilità di un cambiamento della posizione europea in tale tipo di relazione, il che resta improbabile.

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