giovedì 9 giugno 2016

Anakonda and friends


È iniziata da due giorni l’operazione “Anakonda”, la più grande esercitazione militare congiunta della NATO dalla fine della guerra fredda, che coinvolge 31.000 soldati da 24 paesi (14.000 americani e 12.000 polacchi), 3.000 veicoli, 105 aeromobili e 12 navi.
“Anakonda 16” non solo risponde ai timori della Polonia e dei Paesi baltici che il meccanismo difensivo dell’Alleanza possa non scattare nel caso di un’aggressione russa, ma serve anche a fugare (almeno temporaneamente) i sospetti di una segreta intenzione degli americani di abbandonare l’Europa orientale al suo destino (mascherando come neo-isolazionismo il trasferimento dei propri interessi militari in Asia).

È singolare che nessuno abbia sottolineato la probabile origine mackinderiana del nome dell’operazione: il geografo più conosciuto dell’Età edoardiana aveva infatti proposto l’anaconda strategy per soffocare lentamente la Russia e impossessarsi delle sue ricchezze naturali. Ora, non so se ai piani alti della Nato sia circolato qualche volume tipo Heartland for dummies (è una battuta che faccio sempre, tanto questo blog non lo legge nessuno), ma è probabile che tale denominazione sia stata scelta soprattutto per far colpo sugli alleati (non a caso il nome ufficiale è con la “k”).
In fondo a credere alla dottrina dell’Heartland ormai sono rimasti solo Dugin e pochi altri (si tratta di una fantasia ottocentesca che Mackinder ha recepito dalle suggestioni pseudo-esoteriche diffuse nei circoli fabiani in cui era introdotto: oggi, tanto per dirne una, la Russia vuole colonizzare la Luna); inoltre l’anaconda (quella vera) quando soffoca la sua preda ha bisogno di tempo e spazio, mentre l’Anakonda di cui stiamo parlando è sì imponente, ma di vita breve (dura una manciata di giorni) e coinvolge un’area che si misura nell’ordine delle centinaia di km. Ciò che la distingue dalla routine, oltre al nome altisonante, è più che altro il dispiegamento di mezzi, anch’esso non così impressionante se consideriamo che l’aviazione polacca usa ancora caccia sovietici (meglio non indagare sulle commesse miliardarie per i famigerati F-16).

Infine, non si può sottovalutare il problema rappresentato dall’exclave di Kaliningrad (la leggendaria Königsberg kantiana), che i russi hanno ottenuto alla fine della Seconda guerra mondiale e alla quale sono talmente affezionati da far pensare che la vera Russia sia proprio quella, mentre lo sterminato territorio orientale rappresenterebbe solo una maestosa coreografia per sviare l’attenzione degli avversari (sono convinto che Mackinder avrebbe apprezzato questa tesi per la sua austrusità). Insomma, la piccola anaconda deve guardarsi pure le spalle...

Una nota di colore: i vari account su Twitter collegati alla NATO in questo periodo sono naturalmente in subbuglio. Da tenere d’occhio quello della delegazione polacca, che ogni giorno celebra gli Anakonda and friends (anche questo uno slogan memorabile):

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