sabato 7 maggio 2016

Schönberg cornuto e mazziato


Il geniale Michael E. Jones ha scritto un intero libro, Dionysos Rising (1994), per rispondere a una semplice domanda: perché i Rolling Stones sono più famosi di Arnold Schönberg?

L’atonalismo e la dodecafonia portarono alle estreme conseguenze le teorie del Wagner di Arte e rivoluzione: abbandonare la tonalità voleva dire liberarsi dalle convenzioni e «scatenare tempeste di passione cromatica». Purtroppo Schönberg ne fu travolto sia personalmente che artisticamente: provò a sublimare il tradimento della moglie attraverso la sua Verklärte Nacht (1899), ma alla fine non riuscì mai a farsene una ragione. Come scrive M. Jones:
«Verklärte Nacht […] sostiene l’ideologia del libero amore, un’ideologia che esclude che il desiderio sessuale possa produrre tragedie. Il calore che sta “in me e in te” d’ora in avanti conquisterà ogni gelosia, ogni convenzione sociale. La notte è […] simultaneamente trascesa, esaltata e mantenuta nella sua essenza. Trasposto al campo sessuale, significa che tutti abbiamo da guadagnarci, che possiamo soddisfare il desiderio impossibile […] stando al riparo dalle [sue] tragiche conseguenze […]. Questa era la speranza da molti condivisa agli inizi del secolo, […] il contraddittorio simbolo delle aspirazioni sessuali nella Vienna fin-de-siècle» (pp. 126-127).
L’avanguardia musicale di Schönberg, ignorata dal grande pubblico, ebbe comunque il suo momento grazie alla promozione di Adorno, che tentò di “ideologizzare” il compositore (ormai in declino), identificandolo come il primo musicista ad aver accettato fino in fondo la sfida di Nietzsche. Ma a parte le suggestioni del filosofo (che fantasticava di «demoni dilanianti la tonalità»), a prendere sul serio la dodecafonia fu soprattutto il governo tedesco del dopoguerra, che ne fece quasi una “arte di stato”: «Durante l’era Adenauer la Repubblica Federale Tedesca si incaricò della promozione della musica moderna d’élite, musica che, praticamente, nessuno voleva ascoltare […]. A tale scopo furono spesi un numero incalcolabile di milioni di dollari».

I pionieri del rock’n’roll, invece di seguire il progetto di Schönberg e farne il loro padrino estetico, gettarono alle ortiche la dodecafonia (assieme a tutto il patrimonio “classico” paradossalmente associato a essa), e si rivolsero a un nuovo ordine musicale. Jim Morrison, ad esempio, pur proclamatosi paladino della rivolta e del disordine fine a se stessi, non portò alle estreme conseguenze l’atonalismo, esorcizzando invece quei “demoni dilanianti” con un semplice ritorno al ritmo, poiché
«[Neppure] i Doors credevano nella dissonanza. Per rendere commestibile il loro messaggi anarchico a un pubblico meno selezionato di quello dei saloni della Vienna fin-de-siècle, essi dovettero ricorrere nuovamente a quella struttura tonale che i loro padri musicali avevano disprezzato. Man mano che declinava la sofisticatezza degli ascoltatori, la dissonanza divenne sempre meno adatta come mezzo per emancipare l’Occidente dalla ragione, dalla moralità e dall’ordine sociale. La tonalità tornò in forma semplificata come la serva del ritmo barbarico del rock. Si è trattato di un ritorno del represso, ovvero della tonalità riformulata e resa compatibile con il dionisismo. […] Come è tipico delle tradizioni sovversive, anche loro […] potevano comunicare il proprio messaggio a patto di entrare in contraddizione con la propria filosofia».

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