martedì 24 maggio 2016

Jerusalemo

Su YouTube è presente una versione bruttina ma adorabile di “Yerushalayim shel zahav” in esperanto: è suggestivo che la lingua creata dal buon Zamenhof, non appena venga accostata alle sue radici si riveli molto simile a uno di quei dialetti sefarditi della Romània occidentale.
Ancora più incredibile (o angosciante, a seconda della prospettiva) che chi si pone il compito di creare una lingua artificiale dal nulla non sia poi in grado di estraniarsi completamente dal mondo da cui proviene.
Ovviamente non intendo dire che l’esperienza esperantista vada ridotta alle sue origini storiche e culturali, se non addirittura etniche. Qualcuno potrebbe pure obiettare che da quando il Doktoro Esperanto è stato proclamato come divinità dalla setta nipponica Oomoto, molti vocaboli giapponesi sono confluiti nel lessico degli esperantisti – però qui non fatemi tirare fuori la storia delle “misteriose connessioni” tra giapponese ed ebraico (anche se, al di là delle panzane, sono state scritte pagine molto serie sul tema…).



Vinece klara mont-aero
kaj pina bon-odor'
ŝvebadas en la vent' vespera
kun sonoril-sonor'

En dorm' de arboj kaj ŝtonaro
sonĝanta kaŝas sin
la urbo, kiu sola staras
kun mur' en sia sin'

Jerusalem' de vera or'
De kupro kaj de luma kron'
Por ĉiu kant' cia
Estas mi violon'

Malplena restas plac' merkata
Sekiĝis puta font'
En urb' Antikva vizitata
Ne estas Templa Mont'

Kaj hurlas ventoj kun malĝojo
En grotoj de l' rokar'
Neniu laŭ Jeriĥovojo
Al Sala iras Mar'

Al ciaj ni revenis fontoj
Al la foira zon'
Jen eĥas ĉe la Templa Monto
La sankta korna sofi'

Sun-miloj brilas jam kun ĝojo
En grotoj de l' rokar'
Ni ree laŭ Jeriĥo-vojo
Al Sala iras Mar'
Aria di monti limpida come vino
e fragranza di pini
portata nel vento del crepuscolo
con una voce di campane

e in un sonno di albero e di pietra
prigioniera del suo sogno
sta la città che siede solitaria
con un muro nel cuore

Gerusalemme di vero oro
di bronzo e di luce
per tutte le tue canzoni
io sono il violino

La piazza del mercato è vuota
si sono seccati i pozzi
nella Città Vecchia
nessuno visita il Monte del Tempio

E gemono i venti con tristezza
nelle grotte di roccia
nessuno scende per Gerico
verso il Mar Morto

Siamo ritornati ai pozzi
al mercato e alla piazza
risuona sul Monte del Tempio
il corno sacro (lo shofar)

Splendono mille soli
e nelle grotte di roccia
torneremo a scendere per Gerico
verso il Mar Morto

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