domenica 6 dicembre 2015

La spia del progressismo

Dopo la morte del dittatore comunista Wojciech Jaruzelski continuano a emergere particolari sul colossale sistema di spionaggio messo in atto dal suo regime militare, che riempì il Vaticano di suoi emissari nelle vesti di sacerdoti polacchi, tutti arruolati dai servizi segreti.
Quello che è davvero rilevante in questa storia, al di là dello stupore artefatto dei giornali, è che già quarant’anni fa c’erano tutti gli elementi per accorgersi di quanto stava accadendo, come dimostra l’analisi di Thomas Molnar risalente appunto alla metà degli anni ’60 (cfr. Vero e falso dialogo, Borla, Torino, 1968, pp. 156-158):
«Coloro che non osano manifestare il proprio dissenso [per le persecuzioni dei regimi comunisti], sono chiamati a far parte di una Chiesa nazionale “patriottica”, sotto una gerarchia che gode la fiducia del partito comunista. Questa “gerarchia”, reclutata con l’intimidazione o la corruzione, esiste ed esercita i suoi poteri con il consenso dei suoi “padroni”. Così i membri della gerarchia sono non soltanto obbedienti esecutori della politica comunista all’interno della loro Chiesa da burla, ma sono anche spie del governo comunista, obbligati a denunciare chiunque in questa “Chiesa nazionale” volesse seguire una linea di condotta più indipendente. La delegazione dei vescovi ungheresi al concilio era, per esempio, sotto la continua sorveglianza di alcuni preti, che facevano parte anch’essi della delegazione. […] La maggior parte di queste false Chiese oggi esistenti è in Polonia. A rigor di termini, non è una Chiesa, ma un movimento detto Pax, diretto da un noto informatore della polizia segreta, Bolesław Piasecki. Ex nazista, fu reclutato dopo la guerra dal generale sovietica della NKVD, Ivan Serov, che gli promise di sottrarlo alla pena capitale in cambio del suo aiuto per minare la Chiesa polacca, incrollabile ostacolo alla “comunistizzazione” del Paese. Il movimento della Pax ha avuto due funzioni: l’indebolimento della Chiesa polacca per mezzo della tecnica già descritta, e la sovversione dei cattolici francesi ai quali i polacchi sono sempre stati particolarmente legati da vincoli stretti di fiducia. Il piano globale era dimostrare agli intellettuale cattolici francesi, i più vicini al marxismo e i più influenti nella cristianità che il cristianesimo è compatibile con il comunismo e che il futuro della religione dipende, comunque, dal suo modo di comportarsi sotto i regimi comunisti. […] Zenon Kliszko, vicepresidente del parlamento polacco, inviato al concilio personalmente dal segretario del partito, Gomulka, dichiarò a Roma che l’obiettivo supremo del partito è sempre la sistematica repressione del clericalismo e una laicizzazione totale. […] Dopo che gli intellettuali della Chiesa erano stati impressionati a dovere da questo parlar chiaro, Gomulka inviò a Roma Piasecki, il quale dichiarò che la sola alternativa rimasta ai cattolici polacchi era l’arruolamento nel Pax o l’eliminazione totale».

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.