mercoledì 18 novembre 2015

The Joy of Photography

«Credo che se si vuol parlare seriamente della fotografia, occorrerebbe, per esempio, metterla in relazione con la morte, perché è certo che la fotografia è testimone, ma è testimone di ciò che non esiste più. Anche se il soggetto vive ancora, l’immagine fotografica rappresenta un momento del soggetto fotografato che non esiste più. Questo rappresenta un trauma enorme per l’umanità. Un trauma che si rinnova ad ogni atto di lettura della fotografia – e ce ne sono milioni e miliardi al mondo in una sola giornata di questi atti. Ogni atto di cattura, di lettura di una fotografia è implicitamente, nel senso di una rimozione, un contatto con ciò che non esiste più, un contatto con la morte. Credo che bisognerebbe partire da questo, per avvicinarsi all’enigma della fotografia, non secondo una prospettiva metafisica, ma per vedere esattamente che cosa gli oggetti che attorniano l’uomo rappresentano per lui, che cosa rappresentano nella sua esperienza simbolica, traumatica. Io vivo le fotografie come degli oggetti affascinanti e funebri».
[«If we want to talk seriously about photography, we shall put that in relation with death, because it is assured that photography is a witness of what no longer exists. Even if the subject is still living, the photographic image portrays a moment that no longer exists. This is a huge trauma for humanity. A trauma renewed with each act of reading a photography – and there are millions and millions of these acts in a single day. Every act of capture or reading a photograph is, in the sense of a removal, a contact with something no longer exists, a contact with death. I think we should start from this to get closer to the enigma of photography, not to indulge in a metaphysical perspective, but only to see exactly what the objects surrounding man represent for him, what they represent in a symbolic or traumatic experience. I consider photos as fascinating and funereal objects»]
(Roland Barthes, intervista a “Il Diaframma/Fotografia Italiana”, Giugno 1978)

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