giovedì 5 novembre 2015

Tecnologie dal Futuro

Dalla leggendaria rivista “Fotografare”, le Tecnologie dal Futuro degli anni ’80:

Antipolline (“Fotografare”, Agosto 1983):
«Quanti soffrono per la febbre da fineo, quella fastidiosa allergia al polline delle piante, potranno finalmente godere di una passeggiata in mezzo ai campi. Una possibilità offerta da uno speciale casco anti-polline inventato da due giovani inglesi per i quali l’allergia era un vero e proprio tormento.
L’Hincherton Helmet, che prende il nome da Richard Hinchcliffe e Ann Atherton, è in realtà un completo sistema per il filtraggio dell’aria in cui il casco, di plastica trasparente, non è che la parte più vistosa. Il casco è infatti collegato, con un tubo flessibile, ad una pompa aspirante ed al necessario filtro, che sono fissati dietro le spalle da due cinghie a mo’ di zainetto; l’aria viziata può uscire ai bordi del casco medesimo, che non è chiuso ermeticamente.
Venduto per ora nella sola Gran Bretagna, il casco anti-polline ha avuto un grande successo, malgrado il prezzo non sia dei più accessibili: 300.000 lire circa».
Eva Elettronica (“Fotografare”, Ottobre 1989)
«I giapponesi sono convinti che la fotografia elettronica farà sparire il vecchio e caro album di famiglia e vorrebbero sostituirlo con un piccolo marchingegno elettronico.
La proposta viene dalla Toshiba che ha» presentato un prototipo tascabile di lettore per schede digitali (per ora solo Toshiba e Fuji hanno scelto questo sistema invece dei dischetti magnetici) che risulta piccolo, portatile e dotato di schermo a cristalli liquidi da 4 pollici.
Al piccolo lettore si affianca un apparecchio di dimensioni maggiori e dal nome EVA (da Electronic Video Album) che, oltre alle normali funzioni d lettore, può memorizzare su cassette magnetiche DAT-120, la bellezza di 1600 fotogrammi completi di commento sonoro, ciascuno di 8 secondo. EVA pesa 9 chili e mezzo, misura 43x11x40 centimetri e per funzionare deve essere collegato al televisore.
Questo apparecchio lo vedremo nei negozi solo fra qualche anno».

Il futuro è piatto (“Fotografare”, Aprile 1988)
«Per Mastushita il futuro è piatto. Piatti i televisori, piatti gli altoparlanti, piatte le batterie. Le utlime trovate sono uno schermo per videoproiettore spesso meno di 8 centimentri che incorpora, in ciascuna delle due colonne di sostegno ben sette altoparlarnti (un woofer, quattro midrange e due tweeter). Si chiama Audio Flat Panel Screen e pesa circa un quintale.
Le batterie piatte invece sono ancora allo stadio sperimentale, e sono basate sulla sostituzione dell’elettrolita con un foglio du carta impregnato di una sostanza particolare. Lo spessore della carta può essere ridotto a pochi millesimi di millimetro, ed una batteria completa di elettrodi potrà essere alta meno di mezzo millimetro».

Guerra telecomandata (“Fotografare”, febbraio 1990):
«Proprio come nei videogiochi una eventuale guerra, nei prossimi anni, potrebbe essere combattuta davanti ad un monitor.
I tecnici della Boeing Helicopter, la divisione elicotteristica della famosa industria aeronautica statunitense, stanno mettendo a punto il progetto del Pointer. Si tratta di un velivolo telecomandato, in miniatura ma non troppo, in grado di decollare come un elicottero ma di volare come un aereo.
Il Pointer dovrebbe potersi spingere a lungo in territorio nemico e, grazie ad un sistema di telecamere e sensori all’infrarosso, individuare carri armati, artiglieria leggera ed eventuali elicotteri.
Tranquillamente seduto davanti ad un terminale, lontano mille e più chilometri dal luogo di combattimento, il valoroso soldato non dovrà quindi far altro che mirare con attenzione i bersagli mostrati dalle telecamere e comandare il fuoco dei raggi laser.
Comodo, no?»
Vista elettronica (“Fotografare”, 1987)
Il videotelefono finalmente(purtroppo di questo mi sono perso l’anno!)
Tutti Berlusconi (“Fotografare”, ottobre 1985)
Infine, la Fotografia Solida (il maiuscolo è d’uopo), che merita un capitolo a parte: di questa alla fine degli anni ’80 ne parlarono anche altri giornali, annunciandola come un’invenzione sensazionale che avrebbe soppiantato la scultura. L’idea era molto semplice ma ancora oggi suggestiva: un soggetto veniva fotografo da otto Nikon a motore modificate e le informazioni poi inviate a un computer che procedeva a “replicare” il soggetto dirigendo trapani e lame rotanti su un blocco di paralene (che sarebbe servito da calco per le varie fusioni con vari metalli). Il giornalista di “Fotografare” sognava avveniristiche applicazioni del mezzo: «I dati del computer possono venire teletrasmessi a un’altra apparecchiatura simile: un giorno, se volessimo, potremmo ricostruirci la Pietà di Michelangelo sulla Luna o su Marte».
La tecnica era stata messa a punto da una società produttrice di radar e attrezzature militari, la Dynnell Electronics, che puntava alla commercializzazione nell’industria meccanica, nel campo della medicina e persino nella gioielliera di massa. Chissà poi com’è finita: solitamente internet non è avaro di informazioni sulle tecnologie scomparse, ma in questo caso non ho trovato proprio nulla.




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