mercoledì 4 novembre 2015

Noreshi Towai

Nel 1977 il videoartista cileno Juan Downey (1940–1993) girò tra il Texas e l’Amazzonia una serie di documentari sperimentali, Video Trans Americas, il cui montaggio fu pesantemente influenzato dai modelli televisivi dell’epoca (che l’autore aveva imparato ad apprezzare durante la convalescenza dalla malaria).
Il risultato è una sorta di détournement etnografico che culmina nelle celebri sequenze dedicate agli indigeni Yanomamö del Venezuela (El shabono abandonado), il “popolo feroce” (così come lo aveva descritto negli anni ’60 l’antropologo Napoleon Chagnon) che nel corso dei decenni è diventato un feticcio dell’etnologia.
Downey, facendoli interagire con gli ultimi ritrovati della tecnica (telecamere, registratori, microfoni) allo scopo di «rimuovere ogni magia da questi apparecchi», scopre che gli Yanomamö classificano qualsiasi oggetto in grado di riprodurre un immagine (dai televisori agli specchi) sotto l’espressione Noreshi Towai, ovvero «la presa del doppio di una persona».
Il noreshi indica l’ombra, ogni immagine o pensiero della persona che fa parte del suo spirito. Annota Downey nel suo diario: «La sola ragione che pare rimanere a sostegno della loro resistenza alla camera è di non voler rattristare, in un possibile futuro, i discendenti di una persona mostrando loro un’immagine del morto» (infatti gli indigeni chiesero al regista di distruggere due nastri nei quali apparivano persone successivamente scomparse).
Il risultato è quello che vedete in queste immagini (tratte dal web):







Questo rapporto con l’immagine filmata e trasmessa mi fa tornare in mente la singolare avverteneza (che compare all'inizio di molti film e programmi australiani) rivolta agli aborigeni Koori e alle tribù dello Stretto di Torres: «Aboriginal and Torres Strait Islanders should use caution viewing the films on this channel because they may contain images or voices of dead persons».


L'avviso si riferisce all'interdetto di mostrare immagini di una persona defunta (noi e gli italo-americani ci accontentiamo di chiamarla “buonanima”).
Al di là delle considerazioni sulle vette sublimi che il politicamente corretto può raggiungere, quel che mi preme sapere è se un animista possa coerentemente possedere una televisione, un computer o anche solo un lettore dvd: non dovrebbe invece perlomeno rimanere fedele alla vecchia tecnologia e continuare a utilizzare, per esempio, un Betamax, o un Commodore 64, senza pretendere troppo?

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