giovedì 5 novembre 2015

La scimmia discende dall’uomo

«Anche se scimmia e uomo hanno comune radice, cosa di cui neppure io dubito, questa radice, e il germoglio principale che nasce da essa, devono prendere il nome da quella forma che ha conservato più numerose e più pure le proprietà originali, e che così appare come il prolungamento diretto del ceppo della radice. Questa è però non la forma scimmiesca ma quella umana, dalla quale quella scimmiesca si separò forse già molto precocemente, addirittura alla radice dei mammiferi, ma forse anche più tardi. L’espressione volgare, se si devono usare queste formule, dovrebbe suonare così: “La Scimmia deriva dall’Uomo”…»
(Max Westenhoefer, Die Grundlagen meiner Theorie vom Eigenweg des Menschen, Carl Winter, Heidelberg, 1948, p. 194)
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«La paleontologia umana ha esorcizzato l’antenato-scimmia solo negli ultimissimi anni, quando, a forza di trovare fossili sempre più antichi e sempre meglio conservati, è stato inevitabile arrendersi all’evidenza. Il venerabile antenato aveva sì un cervello piccolo e una faccia grande, ma camminava in posizione eretta e le sue membra avevano le proporzioni a noi note nell’uomo».
(André Leroi-Gourhan, Il gesto e la parola, Einaudi, Torino, 1977, p. 21)
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«La risposta più logica suggerita dalla evidenza fossile è questa: gli Ominidi non discendono dalle scimmie antropoidi, piuttosto gli scimmioni possono essere derivati dagli Ominidi».
(Bjoern Kurtén, Non dalle scimmie, Einaudi, Torino, 1972, p. 46)
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«Noi pensiamo – ma si tratta di un’opinione personale – che la derivazione degli Ominidi dal ceppo comune a tutti i Primati ha più probabilità di essere vera della filiazione a partire dalla linea scimmiesca».
(Pierre-Paul Grassé, L’evoluzione del vivente, Adelphi, Milano, 1979, p. 116)
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«Il camminare sulle nocche – non il bipedismo – è la novità evolutiva nella locomozione dei primati e […] molti altri caratteri ominidi sono primitivi mentre le loro controparti nelle scimmie africane sono derivate».
(Alan R. Templeton, Phylogenetic inference from restriction endonuclease cleavage site maps with particular reference to the evolution of humans and the apes, “Evolution”, vol. 37, n. 2, marzo 1983, pp. 221-244)
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«Una grande causa di confusione nello studio della evoluzioni degli ominoidi è stato un insieme di invadenti pregiudizi che sono stati raramente resi espliciti. Primo, che gli scimmioni siano strettamente imparentati e gli ominidi siano divergenti, differenti da tutti gli scimmioni. Secondo, che in quasi tutti i caratteri gli ominidi presentassero condizioni derivate e le scimmie primitive. Terzo, che le scimmie siano cambiate poco rispetto all’ascendente comune. Gli studi molecolari suggeriscono che la prima affermazione è falsa; anche le altre sono probabilmente false».
(David Pilbeam, Recent Advances in the Evolution of Primates, Pontificia Academia Scientiarum, Città del Vaticano, 1983, p. 47)
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«Potremmo anche la nostra ipotesi dicendo che le scimmie discendono dall’uomo […]. Non intendiamo dire che l’antenato comune fosse un essere umano pienamente sviluppato, ma che era più simile all’uomo che all’antropoide. […] Se è vero ciò che andiamo sostenendo, scimpanzé e gorilla sono comparsi sulla scena dopo di noi, in quanto discendenti di una linea proto-umana».
(John Gribbin – Jeremy Charfas, Sorella scimmia: l’enigma dell’origine dell’uomo, Mondadori, Milano, 1984, pp. 219-220)

[citazioni da Giuseppe Sermonti, Il tao della biologia. Saggio sulla comparsa dell’uomo, Lindau, Torino, 2007]

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