mercoledì 11 novembre 2015

Dei libri inutili


Nel Narrenschiff (“La nave dei folli”), Sebastian Brant (1458–1521), mette in rima i vari tipi di stoltezza, accompagnando il testo alle illustrazioni del Dürer. Nel secondo capitolo si fa beffe dei bibliofili [tr. it. dall’ed. Spirali]:

Im Narrentanz voran ich gehe,
Da ich viel Bücher um mich sehe,
Die ich nicht lese und verstehe. 

Von unnützen Büchern 

Daß ich im Schiffe vornan sitz,
Das hat fürwahr besondern Witz;
Nicht ohne Ursache ist das:
Auf Bücher ich mich stets verlaß,
Von Büchern hab ich großen Hort,
Versteh ich selten auch ein Wort,
So halt ich sie doch hoch in Ehren:
Will ihnen gern die Fliegen wehren.
Wo man von Künsten reden tut,
Sprech ich: » Daheim hab ich sie gut!«
Denn es genügt schon meinem Sinn,
Wenn ich umringt von Büchern bin.
Von Ptolemäus wird erzählt,
Er hatte die Bücher der ganzen Welt
Und hielt das für den größten Schatz,
Doch manches füllte nur den Platz,
Er zog daraus sich keine Lehr.
Ich hab viel Bücher gleich wie er
Und lese doch nur wenig drin.
Zerbrechen sollt ich mir den Sinn,
Und mir mit Lernen machen Last?
Wer viel studiert, wird ein Phantast!
Ich gleiche sonst doch einem Herrn,
Kann zahlen einem, der für mich lern'!
Zwar hab ich einen groben Sinn,
Doch wenn ich bei Gelehrten bin,
So kann ich sprechen: »Ita! – So!«
Des deutschen Ordens bin ich froh,
Dieweil ich wenig kann Latein.
Ich weiß, daß vinum heißet »Wein«,
Gucklus ein Gauch,
Und daß ich heiß': »domine doctor!«
Die Ohren sind verborgen mir,
Sonst sah man bald des Müllers Tier.
Di stolti e pazzi la ridda precedo
ché molti libri attorno a me pur vedo
che io non leggo e in cui neppure credo.

Dei libri inutili

Se io per primo sulla Nave siedo,
Non è senza ragione, lo concedo:
Con i libri da sempre ho un gran daffare
E molti ne ho saputo accumulare.
Spesso neppure un'acca ne comprendo,
Eppure grande onore loro rendo:
Di scacciarne le tarme mi accontento.
Se di scienze si fa ragionamento,
“A casa tutto questo tengo!” esclamo,
Ché d'aver libri attorno, altro non bramo.
Di Tolomeo  il gran re si sente dire
Che di libri ne avesse a non finire
D'ogni parte del mondo radunati
E a guisa di tesori venerati.
Ma molti stavan solo ad occupare
Spazio, senza al gran re nulla insegnare.
Al par di lui, io ne possiedo molti,
Ma ben di rado ne ho consigli colti.
Forse che dovrei rompermi la testa
Per farne di nozioni una gran cesta?
Chi troppo studia, si riduce scemo!
E come un gran signor, certo non temo
Di pagare chi impari al posto mio!
Sono tardo di mente, è questo il fio:
Ma quando siedo col sapiente e il dotto,
Ho pronto l’Ita! e qualche altro motto
Che possa voler dire “son d'accordo”.
Che qui siamo tedeschi, ben ricordo.
Ne mastico assai poco, di latino.
So che vinum vuol dire proprio vino,
Che Gucklus vuole dire semplicione
E che “domine doctor!” son chiamato,
Sulla testa il berretto uso calzare,
Dell'asino le orecchie per celare.

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