venerdì 9 ottobre 2015

Il sapore celeste del ferro. Il Türkmenistan a Expo 2015

Padiglione del Türkmenistan a Expo 2015. Il "Corriere" lo descrive come «un viaggio nell'Unione Sovietica degli anni '80, senza muvoersi da Rho». A me invece è sembrato una esposizione allegra e variopinta delle glorie nazionali: i tappeti, i cavalli, la marina militare, gli oleodotti e il presidente Gurbanguly Berdimuhamedow (rappresentato dalla gigantografia all'ingresso). Ho apprezzato anche il bilinguismo dei commessi (russo e turco) e il fascino del Türkmençe, l'idioma nazionale che solo di recente ha assunto l'alfabeto latino su ispirazione della Turchia. L'unica pecca è che tra tutti i libri in esposizione, tra cui un manuale di matematica con la foto del Presidente e il Türkmenistanyň Deňiz we derýa ulaglary döwlet gullugy ("Servizio nazionale di trasporto marittimo e fluviale del Türkmenistan"), mancava una copia del Ruhnama, il "libro dell'anima" scritto da Saparmyrat Nyýazow che tutti gli impiegati statali devono dimostrare di conoscere. Si tratta di uno strumento indipensabile alla formazione morale e intellettuale dei giovani turkmeni. Com'è possibile? Spero si tratti di un mio abbaglio....
Per concludere, una nota di colore, la leggendaria jurta dei nomadi delle steppe (che sono riuscito a fotografare solo di sfuggita sia per l'affollamento che per un guasto improvviso della mia macchinetta): purtroppo è stata collocata sul terrazzo, in balia dei commenti pirla dei soliti milanesi ariosi. In questo caso sarebbe stata necessaria una maggior sorveglianza contro la dissacrazione (che per fortuna si è mantenuta solo a livello verbale, dato che comunque qui siamo tutte persone civili).