venerdì 9 ottobre 2015

Le Pavillon. La Francia a Expo 2015

Riconosciamo alla Francia di aver organizzato uno dei migliori padiglioni dell’Expo, non tanto per la qualità o la scenografia, quanto perché in tema con lo scopo della manifestazione, “nutrire il pianeta”. I francesi lo hanno fatto in maniera trionfalistica e quasi folle, tanto che se le condizioni politiche lo avessero consentito, non mi sarei stupito di trovare all'ingresso una gigantografia di Depardieu che falcia il grano con Lukashenko (a proposito, un plauso anche al padiglione della Bielorussia, fedelissimo alla linea):

Il padiglione francese, «una via di mezzo tra una cattedale e un mercato» (così il “Corriere”) sembra proprio un monumento al corps politique de Gérard Depardieu di cui parla Richard Millet. Ad accogliere i visitatori, un orto pantagruelico che fa risorgere allergie dimenticate e un maxischermo “pedagogico” stile vertoviano che ci ricorda i danni dei modelli alimentari imposti dagli yankee. All’interno pentole e stivali e pesci appesi al soffitto, televisori che trasmettono ricette tradizionali ed esposizioni di farine biologiche e acqua Evian.

La Francia vuole nutrire 10 miliardi di persone entro il 2050 con cibo francese piacevole e salutare. Pur di portare a termine questo compito è disposta a cambiare radicalmente il proprio modello di sviluppo: emblematico di tale tendenza è la commistione tra natura ammaestrata e tecnologia sorpassata. Le vecchie industrie si conciliano con l’arcadia in un nuovo tourisme industriel, mentre la televisione si impone come media imperante nei secoli dei secoli: per chi muore di fame poi ci sarà sempre una baguette e una bottiglietta di Evian. Quello francese è in realtà il padiglione meno utopistico di tutta l’esibizione e per certi versi è consolante sapere che a gestire la decrescita europea saranno tipi come Hollande e non come Pol Pot.





















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