sabato 5 settembre 2015

Un’estate in Italia

«“E certo, che pretendono tutti un po’ troppo con queste storie tipo Un’estate in Italia” mi fa piano Antonio, quasi arrabbiato. “E tutti poi vengono giustamente puniti; ma peggio per loro!… In principio, si capisce, sempre ottengono tutto quello che si aspettavano dall’Italia, è un paese fatto così, e una tagliola. O meglio, credono loro, di ottenere tutto, questi vaghi delle culture difficili, che ricercano come specialità del luogo tanta spontaneità, tanta sincerità, quanto istinto, ah l’eleganza dell’indolenza animale elastica… E non piuttosto la scaltrezza cogliona e la volubilità dell’incoscienza, la fintaggine, il sotterfugio magari fine a se stesso, l’imbroglio, l’opportunismo, il parassitismo alle spalle di chiunque, il trasformismo sistematico, nonché una certa ferocia pubblica e privata che nella vita italiana s’incontra sempre… Però poi se ne accorgono: alla fine viene ritolto e sperperato non solo quello che si è ricevuto, ma qualche cosa di più… Tante volte, molto di più…”.
… E sarò no a rinfacciarmi loro, ma io a Napoli vorrei starci sempre il meno possibile, non avendo l’estetismo di merda che se ne fotte delle sofferenze dei miseri: divini occhioni, gerani, limoni, zucchini, ma troppo sgorga lo spurgo sotto il pittoresco franante (e sarà per caso colpa dell’invadente forestiero?)… E certamente, se non arriva l’ambulanza nel traffico, non va a scuola il piccino perché deve fare il ladruncolo, casca a pezzi il nosocomio baronale benché più costoso del Kantonspital di Zurigo, crepa la vecchietta dopo un sorso dal rubinetto o una cozza al liquame, e viene massacrata la famigliuola davanti al telegiornale, uffa uffa (maledetto Nord colpevole di tutto!) quanti dettagli négligeables e inutilmente polemici rispetto alla delizia degli odori e colori e sapori, dalla triglia all’aglio, alle mozzarelle e sfogliatelle che galleggiano fragranti sul mare della merda – divine! – e soprattutto quelle belle ragazze e signore così seducenti nella loro larghezza, quando urlano tutte insieme in sottana su strada o dalla finestra scolando quella loro mitica leggendaria favolosa pasta che fra i capelli sciolti e il peperoncino e il basilico evoca e convoca come minimo Virgilio e Lamartine e le sirene e le cernie e i castrati e gli angioini e gli aragonesi e Piccinni e Pulcinella e Jommelli e le porcellane della Real Fabbrica e le gouaches, accendendo più di qualunque Marilyn Monroe o Rita Hayworth i sensi e l’intelletto del turista appassionato che bramerebbe sposarle tutte, subito, e magari aver tante cognate, cugine, zie, sorelle, tutte in casa, che parlano e parlano in napoletano, scolano la pasta, ingrassare insieme, e non lasciarle più…
[…] Ma è mai possibile arrivar sempre giù attratti proprio dalla fame sottoproletaria, dalla miseria neanche pittoresca che piace tanto perché è secolare e orrida, mentre la prosperità civile viene deplorata in quanto perversamente illuminista? dunque poco umanistica, e per niente turistica?
[…] E tutti lì ad aspettare che vengano Elargite Provvidenze, per il solo fatto che loro se le stanno aspettando… Tanto vero che mentre gli altri ricostruiscono Amburgo e Monaco e Hiroshima, qui non sembra che abbiano ancora incominciato a portar via le immondizie del Dugento… D’altra parte, senza mare, senza barocco, senza aranci e limoni e miniere, e fino a poco fa così poveri che dovevano fare i mercenari all’estero, quale rendita di posizione le avrà mai elargite, agli svizzeri così derisi da tutti questi drittissimi, le industrie alimentari coi prodotti dei frutteti e del mare, e le banche, e le assicurazioni, e i ristoranti dove non dànno da mangiare la merda al turista di passaggio?
“Solita Colpa dei Borboni?”… “Ma a Parigi e Madrid non si borbonizzava in tutt’altri modi?”… “E a Parma, dove dai Borboni si passa ai Bormioli e Barilla”… “E il famoso malgoverno spagnolo, quando mai ha ridotto Milano o Cremona o Como a vecchi cessi, con le scaltrezze tra i fetori e gli scarichi?”… “E se tutte le volte che mi esaltano il babà o l’Estetica incominciassi a celebrare il Toblerone e il Rolex? E magari i quadri di Klee?”.
[…] Lo so, lo so, ormai, purtroppo, che si fa uno sbaglio ogni volta che scendiamo a sud del lago di Como…» 
(Alberto Arbasino, Fratelli d’Italia, Adelphi, Milano, 1993, pp. 39-43)

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