lunedì 14 settembre 2015

Umorismo tedesco

«[È Adolf Hitler redivivo che parla in prima persona]: Afferrai  una copia della “Bild” e cominciai a sfogliarla. Quel giornale divulgava una piacevole mistura di collera popolare e malignità. Le pagine di apertura erano dedicate alle balordaggini politiche: ne veniva fuori l’immagine di una matrona cancelliera ingenuotta ma in fondo mansueta che camminava impacciata tra un’orda di nani che cercavano di ostacolarla. Il quotidiano rivelava, inoltre, l’assurdità di ogni decisione cosiddetta “legittimata”. Quel magnifico rotocalco scandalistico, per esempio, riteneva l’idea di un’unione europea ripugnante. Ma più di ogni altra cosa ne apprezzai i metodi raffinati. Per esempio: nella colonna umoristica, tra le storielle sulle suocere e i mariti cornuti, era piazzata senza dare nell’occhio la seguente barzelletta: “Un portoghese, un greco e uno spagnolo vanno in un bordello. Chi paga? La Germania”. Era di grande effetto. Streicher ci avrebbe naturalmente aggiunto un disegno raffigurante quei tre meridionali sudati e non rasati intenti a palpeggiare con le loro luride dita una ragazzina innocente, mentre l’onesto lavoratore tedesco sgobbava – ma in fondo, in questo caso specifico, una tale vignetta sarebbe stata d’impaccio: avrebbe tolto allo scherzo la sua intelligente discrezione»

«Un portoghese, un greco e uno spagnolo vanno in un bordello*. Ho letto io stesso questa barzelletta così “filoeuropea” sulla “Bild”. Senza dubbio, se il vecchio editore Axel Springer fosse stato ancora vivo, avrebbe suggerito lui stesso di pubblicarla»

(Timur Vermes, Lui è tornato, tr. it. F. Gabelli, Bompiani, Milano, 2013, pp. 180, 423)
* „Gehen ein Portugiese, ein Grieche und ein Spanier in den Puff. Wer zahlt? Deutschland!“.

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