martedì 1 settembre 2015

Eppur tutto va bene

Come ogni estate ho passato circa un mese e mezzo senza utilizzare il computer, neppure per le necessità più estreme (questa frase mi fa venire in mente l’idea geniale di una “applicazione” che rintraccia i cessi pubblici nelle vostre vicinanze, possibilmente non a pagamento, visto che a Milano e Bologna lavarsi le mani costa 50 centesimi – ma l’avranno già inventata…).

Dicevo che non ho usato il computer né altri aggeggi elettronici (a parte il cellulare per scattare foto) e una delle conseguenze più facilmente osservabili è stata, come al solito, quella di perdere peso senza alcuno sforzo o rinuncia (esattamente 8 chili). È la stessa cosa che è accaduta al giornalista americano Paul Miller, dopo aver passato un anno senza utilizzare internet (lui però ha perso solo 15 pounds…). Forse dimagrire è l’unico evento interessante che può capitare a chi decidere di vivere offline: «Instead of taking boredom and lack of stimulation and turning them into learning and creativity, I turned toward passive consumption and social retreat» (“The Verge”, 1 maggio 2013).

Una sensazione simile l’ho provata quasi ogni sera, quando gli amici che mi circondavano a un certo punto estraevano contemporaneamente i loro smartphone dopo aver intuito che in quella zona e in quell’istante finalmente ci fosse un po’ di connessione (mi trovavo in Terronia dove, come sa chi ci è stato, i cellulari non prendono neppure in mezzo a una piazza). Altro che il povero Barney Panofsky che nel 1997 prometteva che non sarebbe mai stato on-line.

Comunque chi se ne importa: tutto queste chiacchiere servono solo a far credere che io abbia qualcosa da dire. Invece questa estate non ho combinato un bel niente e i vaniloqui autobiografici con titoli ispirati ai CCCP sono roba da anni ’00. Ormai il pubblico di questi anni ’10 sui blog cerca La Grande Poesia, oppure traduzioni di canti sciamanici centro-asiatici, previsioni sulla sorte delle economie sudamericane o qualcosa di così sofisticato e hipster da poter essere pubblicato solo su Twitter o Facebook (e allora che cosa ci vengono fare sui blog, dico io?). In ogni caso il percorso di vita rimane sempre quello delineato da un Grande Protagonista del Novecento: Studio, Miseria, Battaglia.

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