mercoledì 9 settembre 2015

I Death in June al Bagaglino

Nel 1967 da una costola del Bagaglino nacque Il Giardino dei Supplizi, un gruppo cabarettistico romano che debuttò nel fatidico 1968 con lo spettacolo “Occidente Good-Bye” scritto da Luciano Cirri (caporedattore de “Il Borghese”) e Gualtiero Jacopetti (che non ha bisogno di presentazioni). Introduceva l’opera un pezzo interpretato dalla cantante newyorchese (di origine ebraica) Pat Starke:



Correte gente per fallimento
oggi si liquida quest’Occidente
Occidente dei sogni, Occidente dei guai
Occidente Good-Bye

Senza inventario doniamo storie
di giorni euforici, di vecchie glorie
Occidente che fuggi e non sai dove vai
Occidente Good-Bye

Le fedi spente, le guerre vinte
le date storiche, tutto per niente
Occidente che butti tutto quello che hai
Occidente Good-Bye

Leggende e miti un po’ sciupati
di tempi magici li hai regalati
Occidente credevi di non chiudere mai
Occidente Good-Bye

Occidente sbagliato, se ancora ci sei
batti un colpo di stato
Occidente Good-Bye

È impossibile non notare l’affinità tra “Occidente Good-Bye” e un classico dei Death in June come “Death of the West” (1984):


They’re making the last film
they say it’s the best
And we all helped make it
It's called the death of the West

The kids from “Fame” will all be there
Free Coca Cola for you!
And all the monkeys from the zoo
Will they be extras too?

They’re making the last film
they say it’s the best
And we all helped make it
It's called the death of the West

A star is rising in our northern sky
And on it we’re crucified
A chain of gold is wrapped around this world
We’re ruled by those who lie…

Esiste dunque una filiazione indiretta tra i Death in June e il Bagaglino?
È probabile che Douglas Pearce si sia imbattuto nei film di Jacopetti (regista di culto in ambito anglosassone) ancor prima di conoscere Boyd Rice nel 1982. Non è dato sapere tuttavia se Rice, appassionato di musica anni ’60, abbia mai ascoltato il 45 giri della Starke (prodotto dalle “Edizioni Giardino dei Supplizi”). È una eventualità da non escludere a priori, considerando la passione di entrambi per tutto ciò che è italiano e per le sottoculture di destra.

In ogni caso, una prova dell’influenza diretta del Bagaglino sui Death in June non sarebbe meno suggestiva della scoperta di una sorta di “inconscio collettivo” della destra occidentale nel dopoguerra, così come altrettanto entusiasmante sarebbe il conferimento di una paternità del genere neofolk a Gualtiero Jacopetti (il quale, per inciso, compose un pezzo molto più oscuro e inquietante di quello dei Death in June, con tanto di appello golpista nell’ultima strofa, «Occidente sbagliato, se ancora ci sei | batti un colpo di stato», che letto col senno di poi fa tremare le vene e i polsi).

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