mercoledì 8 luglio 2015

Il principio mascolino

Prigionieri di guerra austriaci in attesa di fare il bagno
«Nei miei vagabondaggi tra Belle Époque e 1914, ho trovato questo, nel paragone con gli anni più recenti: la scomparsa, nei Paesi (non ci sono più le patrie) più ricchi e progrediti, della forza maschile. Si stenta a ritrovarla perché non la si è mai pensata: c’era e nessuno ci badava, non c’è più e nessuno ne ha nostalgia. Ma la tradizione cinese insegna che la perdita di Yang, il principio mascolino, è tanto fatale a un mondo quanto la perdita di Yin, l’ewig weibliche, il principio femminile. La guerra del Quattordici è stata, per la mascolinità archetipica espressa nel concreto umano, spremendo tutto il possibile della realtà uomo nel fiore degli anni, una mostruosa macchina distruggitrice. Nel contempo ne è stata il trionfo, l’apoteosi, la sommità attraverso la servitù, l’avvilimento continuo militare. […] Perdura, nell’inconscio collettivo, il lutto per la mascolinità perduta, nello strazio dei corpi e negli eccidi di anime viventi, che non furono dei Dna di laboratorio» 
(Guido Ceronetti, Un secolo nella morsa delle tigri di fango, “Corriere della Sera”, 27 marzo 2014)

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