giovedì 16 luglio 2015

Camille Paglia (explicit content)

«L’Occidente molle e relativista si sta trasformando nella Roma imperiale e, come allora, rischia di essere sopraffatto dall’assalto di fanatici che lo vogliono distruggere. I fondamentalisti di Al Qaeda sono gli unni e i vandali che premono alla periferia dell’impero e non impiegheranno molto prima di paralizzare la sua rete elettrica, disintegrando la nostra cultura. Quando ciò accadrà non saranno i nostri politici laureati ad Harvard a difenderci ma gli uomini veri: camionisti, muratori e cacciatori, come i miei zii. Per fortuna, la maggioranza.
[…] Io [difendo] il testosterone, perché sono stanca di vederlo demonizzato come la fonte di ogni male. […] Donne ossessionate da diete e ginnastica, circondate da uomini addomesticati che hanno imparato a comportarsi secondo il canone femminista. Non è un caso se non ci sono mai stati tanti uomini gay come oggi.
[…] L’avvocatessa o la dirigente bianca laureata a Yale e Harvard […] non ha più nulla di femminile e vive in totale controllo di tutto, ma senza gioia e piacere. E spesso anche senza uomini, perché molti di loro rifiutano di essere burattini. È un fenomeno globale che spiega il successo planetario di Sex and the City. Perché se è vero che alla nascita siamo tutti bisessuali, in questa cultura è molto meglio essere gay.
[…] Picchiare, commettere abusi o uccidere una moglie o la fidanzata è legato alla dipendenza dalla figura materna di uomini rimasti bambini. Dietro ogni assassinio c’è un simbolo, l’ombra nascosta di un trauma infantile che solo la psicoanalisi può far riemergere. Ma è anche colpa delle donne italiane ingenue, che rifiutano di leggere tutti i segnali che precedono la violenza. E anche la crisi della famiglia contribuisce al femminicidio. Un tempo, se toccavi una donna italiana, sapevi che il padre o il fratello sarebbero venuti a cercarti per regolare i conti».
(Camille Paglia, Ci salveranno i camionisti, Intervista a “La Lettura”, 3 novembre 2013)
«Rivendico la differenza di ruolo. Che società è quella in cui l’uomo non si distingue dalla donna per quello che fa? Prima la donna aveva la sua comunità, i suoi riti quotidiani che erano riti collettivi. Era sostenuta dalle altre donne al momento del parto. Oggi, durante le doglie, se è fortunata, ha un marito che va a vedere cosa bisogna fare sul web
[…] Qualcuno mi deve spiegare cosa ci sia di sensato nel protestare a seno nudo. Lo trovo ridicolo. Le Femen dimostrano di non avere il senso del valore del proprio corpo. La loro non è una celebrazione delle forme femminili. Mi sembra una carnevalata illogica. Anche le Pussy Riot mi lasciano perplessa. Hanno coraggio nell’attivare forme di protesta in Russia. Ma poi i loro metodi – mi riferisco all’invasione della chiesa ortodossa, per esempio – denunciano una certa confusione nei modelli di riferimento. Credo che con forme meno spettacolari di protesta potrebbero ottenere un riconoscimento e un risultato anche maggiori»
(Id., intervista a “Repubblica”, 15 marzo 2014)

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