domenica 7 giugno 2015

Onestà del maschilismo

Una tendenza consolidatasi negli ultimi anni da parte dei mass-media è quella di presentare le qualità maschili come difetti: basta aprire un qualsiasi giornale per accorgersene.
Gli uomini hanno migliori risultati nelle attività sportive? È perché sono a un livello più basso della scala evolutiva, credono ferocemente alla competizione, sono aggressivi per natura, eccetera eccetera.
Gli uomini riescono a dimagrire più velocemente delle donne? (Questa l’ho letta qualche tempo fa). Non è perché hanno più determinazione o forza di volontà, ma perché sono «più diretti e semplici», mentre le donne «associano le emozioni al cibo», quindi sono più sofisticate. E poi gli uomini, come si è già detto, sono competitivi perché sono dei trogloditi. Come no… Ma voi avete mai conosciuto una donna (di qualsiasi età o condizione sociale o peso) che non stia seguendo (o facendo finta di seguire) una dieta?

Senza tema di ridicolo, nei medesimi giornali si continua a parlare –magari nella stessa pagina– di «subcultura della superiorità maschile» che farebbe dell’Italia il paese più misogino del mondo.
È esattamente il contrario, ormai anche il più tonto dovrebbe averlo capito: l’ideologia prevalente impone di dare alle notizie un intento educativo (sic!), ovvero interpretare ogni fatto nell’ottica di un femminismo totalitario.
I maschi devono essere sempre rappresentati come «insoddisfatti e incapaci di stare al passo con le donne», tanto che anche alcune giornaliste onestamente ammettono che «l’evirazione degli uomini da parte della cultura popolare è diventata quasi uno sport».

In verità nemmeno le donne reali ne escono bene, quando si lasciano ridurre a un santino femminista: esse appaiono come vittime perenni del patriarcato (o, per dirla meglio, della «mascolinità [che] si esprime attraverso il dominio», cit.), angustiate quotidianamente dal complesso di inferiorità nei confronti degli uomini (che giocano meglio a tennis e dimagriscono più in fretta, oltre a essere tutti scienziati e dirigenti grazie alla complicità degli altri maschi) e perciò affamate di quote rosa, riviste femminili, libri sulle donne, articolo di supporto, messaggi di congratulazioni in prima pagina ecc…

Come se non bastasse, questo neofemminismo porta con sé una sorta di neomaschilismo, che è quello del maschio alfa del ceto medio semicolto. Il discorso è molto semplice: da un lato abbiamo gli pseudo-intellettuali, i professorini e i gagà da prima serata che pontificano sui diritti delle donne, sull’insopportabile maschilismo siculo-pakistano, sul futuro del femminismo e così via. Dall’altro c’è un padre divorziato che probabilmente è stato appena licenziato (le statistiche dicono che la prima causa di separazione è la perdita del lavoro da parte del coniuge maschio) e che adesso si trova a dover pagare il vecchio mutuo, l’assegno degli alimenti e l’affitto della nuova casa (alla faccia di chi scrive che «gli uomini non sono necessariamente i nostri peggiori nemici, ma in tempi di crisi possono anche diventarlo»). Ora, è difficile che questo tizio si metta a declamare le virtù e le superiorità della donna in piedi sulla panchina dove dorme. Questo perché è un maschio beta, un fallito, un perdente, uno sfigato, dunque non ha alcun bisogno di sfruttare il discorso femminista per portarsi a letto una donna – probabilmente non l’ha fatto neanche in gioventù, poiché consapevole che i suoi doveri sociali nei confronti della famiglia erano portare i soldi a casa e morire prima della consorte.

Dunque i maschi dominanti di oggi sono proprio i filo-femministi, che ottengono vantaggi lavorativi, sociali e anche sessuali semplicemente abbracciando l’ideologia vincente – che chiaramente non vale per loro, visto che proprio in quanti “femministi maschi” con le donne possono farci tutto quello che vogliono (anche ammazzarle, se sono cantanti o atleti). Sono i primi che godono nel dare lezioni di moralità ai meno fortunati, con un eccesso di zelo che sfocia nel sadismo. Qualcuno che ne sa più di me potrebbe scorgere in questo atteggiamento un ritorno del messianesimo femminile dell’epoca romantica, quando gli intellettuali credevano che l’emancipazione del femminino e la liberazione dell’umanità sarebbero andati di pari passo. È in quel periodo che nasce la teoria fantarcheologica del Matriarcato primordiale, del regno della Grande Madre o della Dea. L’intellettuale contemporaneo è un po’ meno idealista e, senza cinismo, possiamo intuire che se fa certi discorsi è soprattutto perché vuole farsi qualche collega più o meno avvenente.

Paradossalmente, oggi il maschilismo è diventato l’ideologia degli sconfitti, che tuttavia, di fronte all’aggressività dell’errore opposto, trova una sua nobiltà come resistenza al conformismo e come residua forma di onestà intellettuale.

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