mercoledì 24 giugno 2015

L’Art pour l’Art

«Si racconta che Till Eulenspiegel, chiamato come pittore alla corte di un principe, presentasse agli astanti una tela vuota dichiarando: “Chi non è figlio di genitori onesti non vedrà nulla su questa tela”. Nessuno dei signori presenti volle confessare di non vedere nulla: ognuno fingeva di ammirare la tela vuota. Vi fu un tempo in cui questa storia poteva passare per facezia; nessuno avrebbe osato immaginare che sarebbe un giorno entrata a far parte dei costumi del “mondo civilizzato”. Ai giorni nostri chiunque può mostrarci qualunque cosa in nome dell’arte per l’arte, e se protestiamo in nome della verità e dell’intelligenza, ci viene risposto che non capiamo nulla, come se avessimo una lacuna misteriosa che ci impedisce di comprendere, non certo l’arte cinese o azteca, ma il banale scarabocchio di un Europeo che vive accanto a noi. Secondo un abuso di linguaggio molto diffuso ai nostri giorni, “comprendere” vuol dire “accettare”; rifiutare una cosa proprio perché la si comprende, o al contrario di accettarla perché non la si comprende!» 
(Frithjof Schuon, “Principi e criteri dell’arte universale”, in Caste e razze, SE, Milano, 1994, p. 97)

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