lunedì 1 giugno 2015

Apologio de la Silento

A proposito dei miei studi di esperanto, che ormai risalgono alla notte dei tempi, ho ritrovato una carteggio col professor Giorgio Denti della Federazione Esperantista Italiana (FEI), che in un marzo di dieci anni fa gentilmente si prestò come “consulente” per la traduzione di qualche mia poesia. Questo è uno dei momenti clou dello scambio di lettere: una discussione sul modo più appropriato per rendere l’espressione apologia del silenzio. Si tratta di una risposta esaustiva e molto generosa, per il quale lo ringrazio ancora (jam temp’ esta’!).
«Buonasera Roberto,
io direi: Apologio de la Silento (pronunciare apologhio con accento sulla “i”).
Ma bisognerebbe capire bene che cosa hai in mente.
“Apologia”, infatti, può significare:
1) discorso di autodifesa (pensiamo all’Apologia di Socrate); in esperanto: apologio; memdefendo; sindefendo; sinpravigo;
2) discorso o scritto a difesa (pensiamo agli antichi Apologeti); in esperanto: apologio;
3) perorazione; in esperanto: pledo;
4) esaltazione (ad esempio, apologia di reato, apologia del fascismo); in esperanto: apologio; glorado; laudego;
5) giustificazione; in esperanto: pravigo;
6) preghiera pronunciata dal sacerdote all’inizio della messa per chiedere il perdono delle proprie colpe (da questo uso molto particolare viene l’inglese “to apologize”, che non vuol dire “fare l’apologia”, ma “chiedere scusa”, e spesso dà origine a gustosi equivoci di traduzione); in esperanto: pardonpeto; senkulpigo.
Esclusi il primo e l’ultimo significato, gli altri 4 potrebbero tutti fare al caso nostro.
Se, però, dico Pledo por Silento, a mio modo di sentire vengo a dire che il mio è un “invito a fare silenzio”, non già una difesa, un’esaltazione del silenzio (che, forse, è quello che intendi), e che a mio avviso corrisponde meglio ad Apologio de la Silento o Laudo de la Silento.                                                                                                            
Se scegli una parola diversa da apologio o pledo, attenzione alla preposizione da usare»

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