sabato 2 maggio 2015

L’oblio (Romano Amerio)

«L’oblio è il gran motore della storia e configura lo spirito del secolo. […] Lo spirito umano è incapace di contenere simultaneamente più valori, e l’oblio è quello grazie al quale il mondo d’antico si fa sempre nuovo. La storia, che per sé è sostanziata di memoria, versa incessantemente nel vaso, come la Manaide, eventi sopra eventi, ma non riempie mai il vaso e gli eventi trapassano e si sperdono fuor del vaso della memoria che è futile e permeabile. Lo stato del mondo è, di momento in momento, un composto di memoria e di oblio. […] Per la memoria ciascuna generazione ricapitolerebbe il mondo; per l’oblio ciascuna lo ricomincia. […] Né vale l’industria di una generazione per fissare la memoria e abolire l’oblio. I Greci dopo le guerre persiane lasciarono in piedi i templi incendiati, per perpetuare alle menti la crudeltà empia dei barbari. Gli Americani dopo il 1945 ventilarono di non riedificare le città tedesche, affinché non subentrasse nel popolo germanico l’oblio della propria colpa e della sventura seguitane. Ma contendere contro l’oblio è “nelle fata dar di cozzo”, perché l’oblio è la legge della storia, anzi è il costitutivo della storia, la quale è vicissitudine di morti e di vite, cioè di comparazioni e disperazioni delle cose allo spirito. L’oblio è poi così benefico nella vita del tempo che viene perfino istituzionalizzato nel giure mediante la prescrizione, l’usucapione, la perenzione contemplate in tutte le legislazioni. E non mi addentro nell’atto morale del perdono, che è una sorta di volontario oblio, che non può disfare il fatto preferito, ma lo annienta nella memoria del perdonante». 
(Romano Amerio, Iota Unum, §330)

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