giovedì 21 maggio 2015

Esiste la libertà sessuale?

Di recente ho avuto modo di meditare sul concetto di “libertà sessuale”. La prima impressione che ho tratto dalle mie riflessioni è che i più ferventi sostenitori di tale “libertà” siano poi gli stessi che, alla fin fine, non la mettono mai in pratica: probabilmente è per tale motivo che essi confidano nella possibilità di coniugare due concetti opposti quali “sesso” e “libertà”.

Per quel che mi riguarda, non mi è mai capitato di imbattermi in quella cosa chiamata “sesso libero”. È vero che col sottoscritto la Natura è stata matrigna (a me la vita è male), ma lo stesso discorso potrebbe valere per i giovani favoriti dal corredo genetico e dal censo: ricordo, nei miei coetanei più avvantaggiati, l’ossessione per la moda, i pomeriggi passati in palestra per avere addominali perfetti, lo stress di dover frequentare i locali migliori e le spese folli per i tatuaggi (che dopo vent’anni saranno costretti a rimuovere). E non era neppure certo che questi sacrifici garantissero l’accoppiamento con le ragazze più avvenenti. Insomma, se questa è la libertà sessuale, ora capisco perché molti rimpiangono i matrimoni combinati.

A parte gli scherzi, non mi è ancora chiaro quale sia il vero significato dell’espressione “libertà sessuale”. Se ho capito bene, dovrebbe funzionare così: io ho voglia di fare sesso, chiedo a una donna se vuol venire a letto con me, lei ci sta, e poi tante grazie. Bene, anzi benissimo ma… su quale pianeta è mai successa una cosa del genere? Se penso alle settimane, ai mesi (agli anni!) sprecati in appostamenti tattici e analisi strategiche, mi viene da ridere. Persino la caccia al cinghiale in montagna al confronto diventa un passatempo rilassante:
«Un cacciatore di cinghiali mi ha raccontato che quando si individuano delle prede sulla montagna, ci si apposta per ore in attesa che scendano. […] Prolunghiamo l’attesa per mettere a segno il nostro unico colpo vittorioso. Non vi sarebbe necessità di attendere l’occasione propizia se non si mirasse ad ottenere la vittoria in un sol colpo. […] Scommettere con parsimonia non ha significato. Bisogna lasciar maturare l’occasione, condensare al limite estremo volontà ed azione per quell’attimo in cui metteremo in gioco tutto ciò che possediamo. Il termine “azione” diviene così sinonimo di “pazienza”» (Yukio Mishima, Lezioni spirituali per giovani samurai).
Da questo punto di vista, trovo risibili anche gli articoli sulla spregiudicatezza sessuale dei pre-adolescenti: si tratta di una vecchia fantasia pruriginosa delle classi alte, che immaginano chissà quali orge nei bagni delle scuole pubbliche. In realtà più si scende nella scala sociale e più c’è il rischio di imbattersi in un arabo che ti chiama all’una di notte perché ha trovato il tuo numero di telefono sul cellulare della figlia (che egli controlla scrupolosamente ogni giorno). In ogni caso, anche se esistessero davvero queste ninfette da scuola media, il loro concedersi non avrebbe nulla a che fare con la libertà sessuale così come è intesa dai pubblicisti, perché a decidere gli accoppiamenti sarebbero sempre forze impersonali quali, ad esempio, i soldi o il potere. Occorre anche precisare che la continenza è ancora una virtù per le classi basse, se persino l’adolescente più degenerata messa alle strette finirà per vantarsi della sua demi-virginité.

Gli sfigati, purtroppo, si illudono che, in presenza di un aumento della famigerata “libertà sessuale”, anch’essi potranno rimediare qualcosina (un bel dì, forse). Tutte favole: bisogna farsene una ragione.
Infatti io me l’ero già fatta (una ragione), al liceo, quando avevo elaborato una teoria filosofica dell’accoppiamento basata sull’armonia prestabilita. Quello in cui credevo era pressappoco che conquistare una donna è impossibile, e che di conseguenza fosse inutile “darsi da fare”, perché a dominare il mondo è una feroce forza (…e fa nomarsi dritto). A dir la verità ero convinto di questa sciocchezza fino a pochi anni fa, quando alcune coetanee che una volta sembravano irraggiungibili hanno iniziato a mostrare un certo interesse nei miei confronti.
Come è possibile che si verifichi un fenomeno del genere? Semplice: è il secondo livello della “libertà sessuale”. Ovvero: le donne, a differenza degli uomini (almeno degli uomini di qualche anno fa), verso i trent’anni cominciano a temere di diventare vecchie zitelle. Soprattutto quelle che hanno sprecato una vita intera a darla al maschio dominante, ora si accorgono che per una relazione stabile è necessario attingere al serbatoio degli sfigati. E dunque arrivano a te promettendo finalmente l’agognata libertà sessuale, quando invece ciò che vogliono è un matrimonio, una casa, una famiglia, uno stipendio (o un assegno di mantenimento), e tutto il resto. Non è cinismo, è il mondo che vuole così. Il problema è che, obiettivamente, al giorno d’oggi le donne vogliono la botte piena e il marito ubriaco, cioè credono di poter sostenere vita natural durante la contraddizione tra una adolescenza libertina e una vita coniugale da santi sposi. Quello che mi preoccupa non è tanto che i marcantoni del liceo stiano già al secondo divorzio, quanto che gli sfigati si illudano che a trent’anni suonati sia arrivato il loro turno... ma state all’erta!

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